Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php on line 99

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/query.php on line 21

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/theme.php on line 576

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wassup/wassup.php on line 1284

Warning: session_start() [function.session-start]: Cannot send session cookie - headers already sent by (output started at /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php:99) in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wordpress-automatic-upgrade/wordpress-automatic-upgrade.php on line 92

Warning: session_start() [function.session-start]: Cannot send session cache limiter - headers already sent (output started at /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php:99) in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wordpress-automatic-upgrade/wordpress-automatic-upgrade.php on line 92

Deprecated: Function ereg() is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/ban/ban.php on line 89

Deprecated: Function ereg() is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/ban/ban.php on line 89

Warning: session_regenerate_id() [function.session-regenerate-id]: Cannot regenerate session id - headers already sent in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wassup/wassup.php on line 1329
Nethanel.it

Posts Tagged ‘sistema’

Casta vs Mussolini

Sunday, March 30th, 2008

Credere Obbedire Combattere.

Il vecchio motto degli anni 20 che tutti conosciamo. Sembra storia, sembra appartenente a tutta una serie di cose legate al passato, sembra qualcosa di superato, non sicuramente di attuale e contemporaneo. Ma siamo sicuri che sia così?

Analizzando il contesto attuale da un punto di vista equidistante da ogni polo, ed esterno alla situazione tanto quanto lo siamo noi guardando al ventennio fascista, si può dire con sicurezza che siamo molto più vicini a questa fede noi di loro. Credere, Obbedire, Combattere, palese come siano le tattiche principali per attuare un controllo totale sulla società e sull’individuo.
Nel fascismo, o meglio, nel fascismo di Mussolini, non tutti credevano obbedivano e combattevano, per il semplice fatto che il fascismo era una struttura imposta, tutto il sistema era stato calato dall’alto, di colpo, senza rendere conto a fattori come il contesto psicologico di un paese e della sua popolazione. Di conseguenza il manifestarsi tutto d’un tratto del nuovo Sistema non ha permesso un’eliminazione graduale e totale di ogni componente dell’opposizione, e parlo di vera opposizione, opposizione legata rigorosamente a canoni ideologici che non si mescolavano tra loro con un repentino cambio di sigle, siglette e numerini.

Ma l’umanità si è evoluta, e anche le persone cattive hanno scoperto metodi più cattivi e allo stesso tempo più efficaci. È stato scoperto il potere offerto dal controllo dei Mass Media, è stato scoperto il vero controllo sociale, e il famoso motto di cui si parlava prima si sta realizzando molto più che nel passato. Per credere si crede, non credo occorra insistere sull’enorme potere che esercita la religione in termini di controllo delle masse e soprattutto controllo d’opinione. Controllo che poi è destinato a trasferirsi nell’ambito politico, dalla questione dell’aborto all’eutanasia. Crediamo inoltre alle loro fandonie, crediamo alla democrazia, crediamo alla loro società, crediamo all’informazione, crediamo a tutta una serie di determinate cose che poi portano indubbiamente all’applicazione delle altre due azioni. Obbedire, brutta parola, fa subito pensare al Gerarca Barbagli di turno che ordina la follia del giorno, ma obbedire vuol dire ben altro. Obbedire significa semplicemente vivere in una determinata maniera, seguire le loro mode, e noi viviamo in una determinata maniera, seguendo le loro mode; trascorriamo le nostre vite esattamente come ci dicono di fare loro, elementari, medie, superiori, università per chi può, “lavoro”, riproduzione, vecchiaia tanto per, morte. Non gliene frega nulla se apriamo blog, raccogliamo firme o urliamo nei megafoni, quella che manca tanto è l’alternativa concreta, chi è poi colui che a 18 anni emigra verso l’isola deserta per costruire un mondo migliore? … Si finisce tutti a lavorare come schiavi, e il lavoro ci occupa la mente, produciamo di più pensiamo di meno, obbedendo, e sfociando con gli unici momenti di apparente vita politica nel terzo termine: Combattere.

Il motto originale era riferito a un periodo di guerra, tra due parti diverse, il cui contatto scatenava allora lo scontro. Ma come accennavo le cose si fanno più pesanti, si è capito che la guerra è molto più efficace se all’interno di una sola parte. E con guerra non intendo scontro armato, ma il continuo contrasto “politico” legato a vecchi valori che ci distraggono dal contesto contemporaneo non facendoci applicare sulla nostra realtà, quella vera e concreta. Ci scontriamo ogni giorno per cose che alla luce di una società libera non hanno alcun valore, pillola sì-pillola no, chi vuole se la piglia!, suicidio illegale, omosessuali fuorilegge perché si ama e si bacia chi con la chiesa combacia. Tutte stronzate che in un mondo più razionale fatto di vere libertà non sarebbero questioni di dibattito nazionale. Questo nostro continuo combattere, per arrivare a un punto che a loro va comunque bene, ha l’unico effetto di distrarci da una visione più utopistica della realtà, che è utopia solo perché stiamo fermi a guardarla senza muovere un dito.

Ovvia per cui la conclusione, siamo molto più nel fascismo noi che i nostri bisnonni, solo che i nostri governanti sono stati un tantino più bravi dei loro bisnonni (anzi nonni data l’età media) a farci volere un sistema piuttosto che calarne uno da una posizione che non sarebbe stata sicuramente accettata totalmente.
La via di fuga è semplice, smettere di credere diffondendo la consapevolezza, smettere di obbedire vivendo in un’altra maniera da quella impostaci, e non cadere a questo punto nel facile tranello, smettere di combattere. Noi dobbiamo continuare a lottare, ma non lotteremo più per le solite futilità solo quando riusciremo a concretizzare le altre due cose, quando una consapevolezza di gruppo e una massa di diversi saranno unitariamente su uno stesso fronte a combattere e lottare per un altro mondo, partigiani di testa e non di braccia.

Ma dove sono i Bombaroli?

Sunday, March 9th, 2008

[Fabrizio De André è morto e nessuno merita di ricevere compensi dal suo genio, per cui per chi volesse ascoltare la canzone di cui parlo ECCOLA QUI]

Fabrizio De André cantava così la rivoluzione, a suon di Bombaroli, persone esattamente come noi, che però non si limitano a criticare, ma hanno un senso dell’azione pienamente riconducibile a ciò che ci vorrebbe in Italia in questo periodo storico.
Il Bombarolo pero è una figura scomparsa, l’immagine del dissenso emotivo applicato, ciò che oggi non siamo più capaci di fare, il Bombarolo è una persona che non teme la galera o la morte, il pregiudizio o la condanna, teme e ripudia solo il restare con le mani in mano in una situazione statica di malessere: l’Italia. Bombarole sono le B.R., Bombarolo non è il PCI, Bombarolo è V per Vendetta, Bombarolo non è Veltroni, Bombarolo è Gaber, Bombarola non è la musica moderna, Bombarolo è il genovese che lanciò il treppiede a Berlusconi, Bombarolo non è il politico.
Ma il Bombarolo è una razza in via d’estinzione, come dice lo stesso De André: “Chi non terrorizza si ammala di terrore”, e così è successo; dalla fine degli anni di piombo è cambiato tutto, il buonismo collettivo ha condannato indistintamente questa mentalità, cadendo nel buio baratro del passivismo mediatico dell’Era Berlusconiana, decretando la morte del dissenso.
De André scrisse questa canzone nel 1973 ma sembra più attuale di molte altre, la scrisse prima del rapimento Moro, quando ancora l’operatività ribelle non aveva creato martiri, quando mobilitarsi era doveroso, quando la gente aveva ancora una coscienza, quando aveva voglia e tempo per pensare, in un’altra epoca quando la gente era pervasa da valori i quali non esitava a manifestare; se c’era bisogno di fare qualcosa si faceva e non ci si atteneva ai canoni di “bontà” occidentali secondo i quali si ragiona oggi. Ma i Bombaroli oggi non ci possono più essere, se qualcuno uccidesse un qualsiasi elemento marcio del Sistema sarebbe subito condannato come terrorista, anarco-insurrezionalista, assassino, attentatore alla democrazia, bastardo, infame, criminale. Forse è meglio così, ma ricordiamoci: la sicurezza di non essere uccisi, o che chi ci uccida sarà verbalmente condannato, è lo stesso scambio tra sicurezza e libertà che conduce l’umanità alla subordinazione reciproca. Possiamo restare, se vogliamo, in questo mondo di “Bene” per convenzione, ma largo anche alla consapevolezza che se le cose resteranno così non ci sarà alcun cambiamento, la staticità della situazione politica si protrarrà ancora a lungo, il controllo sociale attraverso i media troverà sempre più spazio nelle nostre vite e il modello orwelliano di Grande Fratello si realizzerà.

La contestazione crea collettività, la collettività crea coscienza e capacità critica, tutto ciò porta alla figura del Bombarolo, porta alla protesta, porta al decentramento dei punti di riferimento del pubblico dissenso.

profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Questo vuol dire capacità di contestazione, capacità di adottare punti di vista esterni a quelli convenzionali e istituzionalizzati, vuol dire prendere come misura delle cose il proprio livello di malessere e di disagio piuttosto che Bertinotti, vuol dire pensare con la propria testa, e questo è quello che fa il Bombarolo, ragiona e agisce, senza perdersi nel mare di favole che non fanno altro che farci restare seduti sulle nostre sedie a ragionare continuamente senza giungere a nessuna conclusione… vuol dire darsi una svegliata, incazzarsi e urlarlo; gente come Fabrizio De André lo aveva capito nel 1973, sarebbe anche ora ci muovessimo pure noi, o la rivoluzione non ci casca in bocca.

Incredibilmente potenti

Tuesday, March 4th, 2008

Spesso negli scorsi interventi ho parlato del concetto di umano, di cos’è l’essere umano, di quanto si è allontanato dalla propria natura, ma cos’è veramente l’uomo?

Noi passiamo l’intero trascorrere delle nostre giornate a guardare, gli occhi sono la nostra unica porta sul mondo, siamo concentrati sull’esterno invece che sull’interno. Noto è il conflitto circa la ricerca verso l’esterno che si antepone ingiustamente a quella interiore, che mira a tirare fuori tutte le più nascoste qualità umane, spesso è vista infatti come un’esagerazione dato che bisognerebbe esplorare a fondo prima il proprio corpo che quello degli altri. È difficile ormai che qualcuno si metta seduto chiuda gli occhi e cominci a pensare, siamo sempre concentrati sul fuori, su ciò che ci circonda, sempre nuovo, gigante, in continua trasformazione. Invece che valorizzare noi stessi ci limitiamo, sempre tramite gli occhi, ad assumere input dall’esterno elaborarli automaticamente e restituire agli altri il prodotto dell’operazione, ma non ci soffermiamo mai su noi stessi.

Noi siamo incredibilmente potenti.

Smettiamola di relazionarci al mondo come degli analizzatori che tramite gli occhi contribuiscono allo svilupparsi e susseguirsi degli eventi, diventiamo i protagonisti delle nostre vite, noi siamo incredibilmente potenti, non ce ne rendiamo conto perché siamo abituati a vivere in degli schemi ben precisi e già testati, non c’è nulla di nuovo nelle cose che facciamo, sono tutte esperienze già vissute ed emozioni già provate… siamo costretti a vivere tra tanta di quella gente che il ruolo personale di ognuno di noi si affievolisce sempre di più fino a perdersi nel concetto di massa indistinta.
L’uomo è capace di qualunque cosa egli voglia, possiede un cervello che può pensare e ragionare su qualunque argomento, che come dice De André, ha i limiti tracciati ai bordi dell’infinito; se solo smettessimo di usarlo come unità analitica applicabile ai sensi ma cominciassimo a invertire il processo, facendolo diventare la vera essenza di noi, e rendendoci capaci di usare a nostro piacimento tutti i nostri sensi, le nostre ampie possibilità… noi siamo incredibilmente potenti. Possiamo fare tutto, abbiamo delle braccia con cui possiamo costruire qualunque cosa, smettiamola di dire che essere umani contempla essere difettosi, noi abbiamo ideato e costruito dei computer, macchine in grado di fare miliardi di calcoli al secondo… noi esseri umani!… e ciò tutto grazie a qualcuno che ci paga per lavorare insieme… ma allora immaginatevi se si lavorasse insieme spontaneamente…quante cose enormemente potenti potremmo inventare! tutti i problemi si risolverebbero, la fame nel mondo cesserebbe perché si smetterebbe di bruciare le arance per non abbassarne il prezzo, ad esempio… si comincerebbe ad essere più buoni.

Ma la nostra potenza e la nostra infinita illimitatezza ci sono state fatte sottovalutare dal Sistema, questa è la verità. Dal poter fare tutto partendo dalla volontà siamo stati ridotti a non poter fare nulla per volontà altrui. “La mia libertà finisce dove inizia la tua” recita qualche buonista attaccando qualsiasi tipo di sistema incontrollato, ma cosa stiamo vivendo adesso? Stiamo vivendo in un paese, anzi, stiamo vivendo in un Sistema mondiale che non tiene al nostro benessere, che ci fa stare male in poche parole.
Noi siamo potentissimi, ma siamo anche schiavi del nostro stesso sottovalutarci, siamo assoggettati alla volontà altrui perché abbiamo perso la concezione delle nostre potenzialità individuali, perdendo così le nostre libertà.

Questo è l’essere umano: un essere con potenzialità illimitate, capacità infinite, questo siamo noi; e ritornarne coscienti significa ritornare liberi.

Libertà obbligatoria

Friday, February 29th, 2008

Così riportava un famoso album di Giorgio Gaber, Libertà Obbligatoria, facendogli centrare come sempre il problema: La nostra “libertà” è fasulla e apparente.
Questa civilità occidentale di cui facciamo parte non è altro che un miscuglio di distrazioni dalla vera essenza dell’essere umano, un sacco di cose inutili che contornano le nostre vite di piaceri convenzionati dall’abitudine. I telegiornali sono i primi a darci questa sensazione, ci parlano di cani, calciatori e veline per trascurare problemi molto più importanti, ogni giorno guardo il telegiornale e sento il solito: “visto che oggi è lunedì ecco a voi la rubrica di… enogastronomia!”, oppure: “dato che è martedì seguirà.. Sì Viaggiare!”… ma mi chiedo: c’è un benedetto giorno in cui ci sia una rubrica istruttiva?? quella che più si avvicina a qualcosa del genere è su rai due riguardo alla medicina… ma la cosa più intelligente che ho mai sentito dire è stata di non toccare le noccioline con le mani, e non scherzo… ma del resto si chiama di medicina… per cui è seria per antonomasia! Il degrado è veramente di proporzioni disastrose, il nome vale più del contenuto, solo perchè il Tg1 esiste da più tempo allora è il più autorevole, stessa cosa con i giornali; il problema è che non c’è una valida alternativa… se non sulla rete, che però alle stesso tempo narcotizza e assopisce, restando pure una palestra per la mente, ma anche una prigione per il corpo.

Immaginatevi se al posto di rubriche sul cibo mediterraneo facessero ogni settimana una mezz’ora d’introduzione a qualche filosofo del passato, quanto pensare scatenerebbe una cosa del genere?? eppure non la fanno, anzi, forse non vogliono proprio per questo; ci sono sempre le stesse cose alla televisione, cibo, gossip e stranezze, e ovviamente “tragedie di moda” come Erba, Cogne, Garlasco e chi più ne ha più ne metta…. e noi non pensiamo, e non pensando non siamo liberi.
Sempre lo stesso Gaber cantava che la libertà non è altro che partecipazione, ma come può partecipare un popolo costretto a sorbirsi ogni settimana una rubrica di Enogastronomia?? o meglio, ripongo la domanda, come può partecipare in modo intelligente e creativo un popolo del genere?

Non può, e succede che le nostre vite finiscono per essere completamente gestite e amministrate da altre persone; ma che paese è mai questo, in cui una minima frazione di popolazione ha in mano le vite di 60 milioni di individui?
Non è un paese civile, un paese civile è un paese in cui tutti hanno il libero arbitrio non solo in termini religiosi ma anche in termini psicologici, presupposto essenziale per la libertà politico-sociale. Ed è così che le “libertà” che ci ritroviamo sono del tutto futili e relative… vestirci come ci pare, blaterare a vanvera, comprare quella marca di sigarette e tutte le demenzialità inimmaginabili…distrazioni. Ma rendiamoci conto di una cosa: Non abbiamo alcun potere decisionale su di noi. Una volta ogni 5 anni decidiamo tramite una crocetta chi deve dirci quanto soldi dobbiamo dargli. È un assurdità totale!!
Il vero problema è che la politica non va da nessuna parte…. siamo semplicemente troppe persone per essere rappresentati da una camera di deputati…. 60 milioni di persone in contesti incredibilmente differenti l’uno dall’altro che devono scegliere il meno peggio tra degli ometti paffuti che abitano tutti a Roma e prendono 40 volte lo stipendio di un ragazzo precario in un call center, anche volendo, e non vogliono, non sarebbero in grado di rappresentare la gente comune.

La soluzione a tutto questo non sta nel votare il migliore, sta nel rimpossessarsi del concetto di essere umano. L’essere umano può essere autarchico, in piccole comunità si può avere un’autarchia collettiva con tanto di surplus industriale, ma in un paese di 60 milioni di abitanti si ha solo una popolazione e un paese in disgrazia.
Questo è meglio farglielo capire, prima di essere italiani, siamo esseri umani, con le stesse identiche capacità, tutti, non è giusto che per ragioni storiche qualcuno ne abbia più di altri, e se è così che funziona, allora c’è un problema, ed è un problema che non potrà mai essere risolto se continua la politica del controllo sociale, la politica della repressione, la politica della divisione degli individui, la politica loro; questo Sistema non funziona, è ora di cambiarlo, e la chiave sta nell’azione collettiva, nella solidarietà sociale, ma ancor di più… sta nello stare attenti ai loro sporchi giochi, sta nel non farci fregare ancora.

La Matrice della Vendetta

Saturday, February 9th, 2008

Leggendo sulla presentazione di “V per Vendetta” che i suoi produttori sono gli stessi di “The Matrix” la cosa può passare abbastanza inosservata, d’altronde siamo talmente abituati a vedere citazioni del genere inserite solo a scopo pubblicitario che non ci facciamo quasi più caso; ma non credo la cosa sia tanto irrilevante. “The Matrix” ha sempre rappresentato, insieme ovviamente al mitico 1984 di Orwell, la società del cieco controllo delle masse, utilizzando però a differenza del suo predecessore un’ambientazione più futuristica, irrealistica, fantascientifica e improbabile, ha utilizzato delle macchine al posto degli “uomini cattivi”. Ma cos’è Matrix? Tralasciando gli ultimi due capitoli della trilogia, che come spesso accade hanno assunto un valore molto più commerciale e lontano dall’idea originale, Matrix è un Sistema (termine in questa occasione appropriato…. dato che si parla di computer ^^ ) in cui la gente vive normalmente la propria esistenza, esattamente come noi viviamo le nostre vite, stessi comfort, stesse libertà, stesse regole; solo un problema: è tutto assolutamente finto. E’ un sogno programmato e gestito da delle macchine, l’uomo, come essere corporeo, non ha nessuna consapevolezza sul reale, sulla situazione del mondo concreto, sogna dalla nascita alla morte senza mai svegliarsi, un magnifico sogno.

Bill Hicks, un geniale comico americano morto, soleva finire così i suoi spettacoli:

La vita è come un giro su una giostra al parco dei divertimenti, quando ci sali sopra pensi sia reale perchè è la forza delle nostre menti. Si sale, si scende, si ruota su se stessi… si hanno momenti di tensione e di felicità… è tutto colorato… è tutto molto rumoroso… ed è divertente per un pò. Alcuni sono sulla giostra da molto tempo, e cominciano a chiedersi: E’ tutto reale? O è soltanto una giostra? E altre persone, ricordandosene, tornano verso di noi e ci dicono: “Ehi, non preoccupatevi, non abbiate più paura… perchè questa è soltanto una giostra!”. E noi uccidiamo quelle persone.
“Fatelo tacere, ho investito un sacco in questa giostra, fatelo stare zitto!” - “Guarda la mia espressione preoccupata. Guarda il mio grosso conto in banca e la mia famiglia, questo deve essere per forza reale!”… E’ solo una giostra…. Ma uccideremo sempre quelle brave persone che cercheranno di dircelo… ci avete mai fatto caso? E lasciamo che i demoni seminino il panico… Ma non importa… perchè è soltanto una giostra… e possiamo cambiare giostra in qualsiasi momento… E’ soltanto una scelta. Nessuno sforzo. Nessun lavoro. Nessun impiego, nessun risparmio. Solo una scelta, ora. Tra la paura… e l’amore.

Questa rapida sequenza di fandonie messe in croce, apparentemente senza senso, rappresenta invece la più schietta visione delle nostre vite… castelli di carte basati su elementi irreali e inconcreti nella maggior parte dei casi. Il nostro lieto vivere sotto certi aspetti è Matrix, pensate che effetto farebbe nella società del caro Neo, e mi riferisco a quella virtuale, quella dei sogni, un film come “The Matrix”….palese!… nessuno!! Così come non ha sconvolto minimamente le cose nella nostra, e non perchè magari le cose non stanno così o mi sto facendo delle seghe mentali sproporzionate rispetto alla realtà dei fatti, ma perchè l’umanità ha paura di scendere dalla giostra… e ha paura anche soltanto di guardare giù.

“V per Vendetta” può essere benissimo interpretato come il vero secondo episodio della saga, rappresenta infatti la resa dei conti in un certo senso tra gli esseri umani e le macchine, tra i buoni e i cattivi, nell’adattamento cinematografico, tra il popolo e il governo. Ma è uno stimolo alla ribellione?
Secondo me il divario tra le due fasi, quella della pura inconsapevolezza, e quella della rivoluzione, è troppo ampio, inoltre “V per Vendetta” non era stato assolutamente concepito a tale scopo, era un fumetto, come qualcuno saprà, che risaltava l’antiteticità tra anarchia e fascismo, le differenze tra l’opera originale e l’adattamento per il grande schermo sono molte, prima tra tutte, V non inneggia alla giustizia ma all’anarchia, fattore fondamentale che fra l’altro fa tornare un paio di cose che così come ora nel film restano totalmente in sospeso. Ma è l’anarchia di V l’unica risposta ad una società del genere? Ovviamente, per rendere meglio le cose, la situazione è stata estremizzata iperbolicamente fino all’assurdo, anche il Grande Fratello di Orwell era molto più implicito e oscurato alla popolazione, in un contesto del genere una presa di potere da parte del popolo sarebbe molto più spontanea e non ci sarebbe bisogno di V; ma quello su cui vorrei concentrarmi è il modo in cui il film riesce a descrivere la passività della popolazione rispetto, per esempio, alla clamorosa falsità dei telegiornali, tutti “sanno” ma finchè non arriva il V di turno nessuno muove un dito.
Tuttavia il contesto contemporaneo è differente su molti fronti, la situazione delle masse verso il sistema, passatemi i termini, permane quella di Matrix…. ossia assoluta inconsapevolezza della situazione e quieto viver di ogni individuo nel suo piccolo, ancora nessun coprifuoco, nessun corpo criminale di stato e nient’altro che per ora turberebbe la popolazione, ripeto, i due momenti storici sono diversi, noi siamo in una fase di transizione tra “The Matrix” e “V per Vendetta”, scusate l’estrema semplificazione della faccenda ma questo è il punto.

I due film dei fratelli Wachowsky rappresentano il punto di partenza e il punto d’arrivo di un percorso che il mondo sta percorrendo, ossia un allontanamento dei governi dai propri cittadini, elemento di cui la conseguenza diretta è il controllo del governo sui cittadini, e, più avanti, la presa di coscienza da parte di quest’ultimi e la loro manifestazione di dissenso, che può andare dal votare un’altra persona a prendere in mano un fucile.
Tuttavia in un periodo storico del genere, in cui i governi hanno il potere sull’opinione pubblica tramite i mass media, in cui la situazione politica è già in uno stato così avanzato per cui l’informazione è completamente corrotta, il potere è già nelle mani di pochi, e lassù c’è sempre la stessa gente, mi sembra del tutto improponibile la prima alternativa, sarà qualcosa di più radicale a cambiare le cose…
Molto più radicale.

Ci rubano il terreno da sotto i piedi!

Tuesday, February 5th, 2008

Da diversi anni il carnevale di Muggia è stato simbolo di divertimento, il baluardo triestino dell’unità giovanile per lo spasso.
A Muggia ci sono sempre andati tutti, grandi e piccini, di destra e di sinistra, tossici o perbene, tutti; Il viaggio in autobus, della solita ventina di minuti, è sempre stato storico… la pura espressione di euforia cittadina. Insomma, Muggia rappresentava per Trieste l’unico momento di vera aggregazione totale fra i giovani, l’unico momento di vera festa in tutto l’anno, l’unico giorno in cui siamo noi giovani a comandare.

Quest’anno tuttavia le cose non sono andate così, la pubblica amministrazione ha fatto di tutto per togliere ed eliminare anche questo momento cittadino. Hanno inondato i giornali con previsioni del tempo piovose e temporalesche, mentre oggi la situazione è più che limpida, nemmeno una nuvola, solo qualche scia chimica di qualche areoplano vagabondo; hanno organizzato centinaia di bus, circa uno ogni 5 minuti, per disperdere le famose folle casiniste, distruggendo uno dei momenti più belli della giornata, in cui tutti erano amici, concittadini, fratelli, uguali… senza attriti… in cui tutti erano sotto una stessa bandiera, in cui tutti morivano di voglia di uscire dall’atmosfera di monotonia che domina questa città, voglia di scardinare ogni porta… voglia di divertimento e basta; basta con le stronzate del tg1…. basta con le insofferenze scolastiche, basta con tutto… solo divertimento.

Sono riusciti a negarci pure questo cazzo di evento, hanno riempito la festa di stupide regole ipocrite QUI descritte. Per citarne alcune… non si può girare con bottiglie alcoliche dopo le 7 di sera, bombolette spray severamente vietate, musica fino alle 23:45, e svariate altre… hanno pure cementificato le aiuole per evitare il lancio di sassi. Sabato, il primo assaggio muggiesco, è stato abbastanza deludente, a parte che pioveva ed era pieno di polizia, c’era poca gente, il viaggio in bus ancora un pò e poteva essere una trasferta militare, prezzi più alti dell’anno scorso… insomma… peggiorato moltissimo.

Ma Muggia non è il centro della questione, Muggia è solo il contorno di un processo di frammentazione e separazione degli individui sostenuto dalle autorità, che non lascia spazio alla collettività e all’aggregazione sociale, le due generatrici della criticità sociale, perchè solo insieme si può protestare, solo essendo solidali, da solo sei morto, non sei nessuno, sei una caccola dell’universo… e loro ti tolgono la possibilità di comunicare con il tuo prossimo…perchè è diverso… Muggia…o forse semplicemente l’alcool e l’immagine della festa riuscivano a sfoltire le nostre teste dalle baggianate quotidiane, facendoci legare con gente mai vista, socnosciuti, estranei, diversi…eppur gente come noi…cazzoni infelici e depressi esattamente come noi… gente qualunque.

Ma il Sistema è questo che pretende, che l’individuo sia solo nel suo quotidiano, che non ci sia gruppo… e annientando Muggia pian piano sparira anche tutto ciò che esisteva a Trieste. Gente…ripopoliamo le nostre strade, usciamo, facciamoci sentire, esprimiamoci, facciamo quello che ci pare perchè il mondo è nostro…. siamo noi le persone…non siamo oggetti della politica… della tv…. dei giornali…. noi siamo gli esseri umani che popolano questa cazzo di terra….

Riappropriamoci del nostro rapporto con la natura! Riprendiamoci Muggia!