Casta vs Mussolini
Sunday, March 30th, 2008Credere Obbedire Combattere.
Il vecchio motto degli anni 20 che tutti conosciamo. Sembra storia, sembra appartenente a tutta una serie di cose legate al passato, sembra qualcosa di superato, non sicuramente di attuale e contemporaneo. Ma siamo sicuri che sia così?
Analizzando il contesto attuale da un punto di vista equidistante da ogni polo, ed esterno alla situazione tanto quanto lo siamo noi guardando al ventennio fascista, si può dire con sicurezza che siamo molto più vicini a questa fede noi di loro. Credere, Obbedire, Combattere, palese come siano le tattiche principali per attuare un controllo totale sulla società e sull’individuo.
Nel fascismo, o meglio, nel fascismo di Mussolini, non tutti credevano obbedivano e combattevano, per il semplice fatto che il fascismo era una struttura imposta, tutto il sistema era stato calato dall’alto, di colpo, senza rendere conto a fattori come il contesto psicologico di un paese e della sua popolazione. Di conseguenza il manifestarsi tutto d’un tratto del nuovo Sistema non ha permesso un’eliminazione graduale e totale di ogni componente dell’opposizione, e parlo di vera opposizione, opposizione legata rigorosamente a canoni ideologici che non si mescolavano tra loro con un repentino cambio di sigle, siglette e numerini.
Ma l’umanità si è evoluta, e anche le persone cattive hanno scoperto metodi più cattivi e allo stesso tempo più efficaci. È stato scoperto il potere offerto dal controllo dei Mass Media, è stato scoperto il vero controllo sociale, e il famoso motto di cui si parlava prima si sta realizzando molto più che nel passato. Per credere si crede, non credo occorra insistere sull’enorme potere che esercita la religione in termini di controllo delle masse e soprattutto controllo d’opinione. Controllo che poi è destinato a trasferirsi nell’ambito politico, dalla questione dell’aborto all’eutanasia. Crediamo inoltre alle loro fandonie, crediamo alla democrazia, crediamo alla loro società, crediamo all’informazione, crediamo a tutta una serie di determinate cose che poi portano indubbiamente all’applicazione delle altre due azioni. Obbedire, brutta parola, fa subito pensare al Gerarca Barbagli di turno che ordina la follia del giorno, ma obbedire vuol dire ben altro. Obbedire significa semplicemente vivere in una determinata maniera, seguire le loro mode, e noi viviamo in una determinata maniera, seguendo le loro mode; trascorriamo le nostre vite esattamente come ci dicono di fare loro, elementari, medie, superiori, università per chi può, “lavoro”, riproduzione, vecchiaia tanto per, morte. Non gliene frega nulla se apriamo blog, raccogliamo firme o urliamo nei megafoni, quella che manca tanto è l’alternativa concreta, chi è poi colui che a 18 anni emigra verso l’isola deserta per costruire un mondo migliore? … Si finisce tutti a lavorare come schiavi, e il lavoro ci occupa la mente, produciamo di più pensiamo di meno, obbedendo, e sfociando con gli unici momenti di apparente vita politica nel terzo termine: Combattere.
Il motto originale era riferito a un periodo di guerra, tra due parti diverse, il cui contatto scatenava allora lo scontro. Ma come accennavo le cose si fanno più pesanti, si è capito che la guerra è molto più efficace se all’interno di una sola parte. E con guerra non intendo scontro armato, ma il continuo contrasto “politico” legato a vecchi valori che ci distraggono dal contesto contemporaneo non facendoci applicare sulla nostra realtà, quella vera e concreta. Ci scontriamo ogni giorno per cose che alla luce di una società libera non hanno alcun valore, pillola sì-pillola no, chi vuole se la piglia!, suicidio illegale, omosessuali fuorilegge perché si ama e si bacia chi con la chiesa combacia. Tutte stronzate che in un mondo più razionale fatto di vere libertà non sarebbero questioni di dibattito nazionale. Questo nostro continuo combattere, per arrivare a un punto che a loro va comunque bene, ha l’unico effetto di distrarci da una visione più utopistica della realtà, che è utopia solo perché stiamo fermi a guardarla senza muovere un dito.
Ovvia per cui la conclusione, siamo molto più nel fascismo noi che i nostri bisnonni, solo che i nostri governanti sono stati un tantino più bravi dei loro bisnonni (anzi nonni data l’età media) a farci volere un sistema piuttosto che calarne uno da una posizione che non sarebbe stata sicuramente accettata totalmente.
La via di fuga è semplice, smettere di credere diffondendo la consapevolezza, smettere di obbedire vivendo in un’altra maniera da quella impostaci, e non cadere a questo punto nel facile tranello, smettere di combattere. Noi dobbiamo continuare a lottare, ma non lotteremo più per le solite futilità solo quando riusciremo a concretizzare le altre due cose, quando una consapevolezza di gruppo e una massa di diversi saranno unitariamente su uno stesso fronte a combattere e lottare per un altro mondo, partigiani di testa e non di braccia.
