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Automazione

Monday, September 22nd, 2008


In molti avrete sentito parlare di ciò che il nuovo ministro della pubblica istruzione ha intenzione di combinare a Scuola e Università. Nel corso di questi primi mesi di governo è già riuscita a pianificare una strategia d’attacco alla Scuola Pubblica. C’è però qualcosa di diverso rispetto a ciò che puntualmente succedeva con ogni governo. Di solito i carissimi si limitavano a rispettare le posizioni stereotipate della loro formazione politica rispetto all’argomento Scuola seguendo la fenomenologia presente in questo paese. Era un mero prendere posizione, una semplice porsi nei confronti di un’istituzione fondamentale come la Scuola secondo degli schemi parlamentari, e non politici. Anche prese di posizione un pò più estreme e decise come quelle della Moratti, che andavano a toccare nel concreto i fondamenti della scuola, non sono state portate avanti fino in fondo, la congiunta opposizione sociale-di posizione ha permesso di fermare quei provvedimenti fino a che cambiassero le acque, ma nulla di più.

Adesso le cose sono diverse. Il regime mediatico instaurato con la venuta di Berlusconi dallo stesso e dagli altri piduisti è riuscito a raggiungere buona parte dei suoi obbiettivi. Gli italiani sono stati plasmati abbastanza, quanto serve per andare avanti, adesso si può procedere fino in fondo. Ma avanziamo un passo alla volta, analizziamo per bene cosa stanno facendo adesso.

Fioroni, tanto per la solita politica di posizione, aveva alzato l’obbligo scolastico fino a 16, la Gelmini lo ha abbassato di nuovo fino a 14. Può sembrare uno dei tanti punti su cui la destra la pensa in un modo e la sinistra in un altro…tanto per tradizione. Ma c’è una sostanziale differenza tra le azioni dei due: Fioroni con l’innalzamento dell’obbligo scolastico ha semplicemente confermato il “come la pensa la sinistra”, ribadendo una posizione solo di nome, senza sostenere economicamente in modo adeguato questa intenzione. La Gelmini invece, riabbassandolo, assolve lo Stato da un’importante responsabilità: quella di fornirci un’istruzione gratuita fino a quell’età. L’obbligo scolastico fermo a 14 anni è come una barriera selezionatrice, chi sa che presto dovrà lavorare perché dovrebbe iniziare le superiori se sa che molto probabilmente non potrà finirle, se sa che non avrà le centinaia di euro che la scuola chiede di spendere in libri.

Ma la Gelmini non si è fermata all’obbligo scolastico, come ho detto prima il regime mediatico ha già lavorato abbastanza, e sarebbe stupido fermarsi a puntare sulla dispersione scolastica per deculturizzare le nuove generazioni di un intero paese quando puoi andare molto oltre. Col decreto 137 la Gelmini ha dichiarato espressamente le sue intenzioni per quello che dovrebbe essere il futuro. La ministra reintroduce con questo 3 cose fondamentali: i grembiuli, il maestro unico e il voto in condotta. Tutte forme terribili di pedagogia infantile. I grembiuli e il maestro unico forse ci riguarderanno di meno, ma ci rendiamo conto che sono gli strumenti con cui vogliono formare le nuove generazioni? Questi sono strumenti pedagogici, nient’altro, sembrerò esagerato, ma credo che un bambino che cresce col grembiule cresca con un concetto di libertà molto più limitato di qualcun altro, e così uno che cresce con 5 anni di maestro unico arriverà alle medie e alle superiori….e nella vita, con un concetto di “autorità” indipendente da quello di “autorevolezza” e molto meno dubitabile e discutibile di quello con cui ad esempio siamo cresciuti noi. E così con il voto in condotta, che però ha un compito un attimino diverso, ossia porre sotto scacco una generazione come la nostra cresciuta con “troppe libertà” e in assenza di una pedagogia di stato. Un rimetterci in riga forzatamente.

Ma non è sola la Gelmini nella lotta contro di noi, contro un futuro migliore. Ad aiutarla è intervenuta La presidente della commissione cultura alla Camera, l’on. Valentina Aprea, con un disegno di legge che mette veramente paura. Per farla breve: I consigli di istituto verrebbero a a chiamarsi consigli di amministrazione avviando la scuola verso quella terminologia aziendale tanto inadatta al suo ruolo. Scuole e Università diverrebbero fondazioni, dove il privato, donando un certo ammontare di denaro, entrerebbe automaticamente nei consigli di amministrazione, acquistando così capacità decisionale sul nocciolo concettuale della scuola: obbiettivi d’apprendimento, POF e contenutistica. Ogni scuola sarà comprata, sarà adibita a produrre un certo tipo di lavoratori per una certa azienda, a 14 anni il ragazzo sceglierà che lavoro vorrà fare in età adulta. Tremendo. Dirigenti scolastici avranno il diritto di decidere se vogliono o no le rappresentanze studentesche nei CDA e l’enorme responsabilità di determinare quali professori potranno insegnare nella propria scuola, due cose troppo importanti per poter essere affidate a una figura come il dirigente scolastico. Ma se vogliamo questi sono obbiettivi per il governo più a medio-lungo termine, intanto la Gelmini ci intrattiene inventandosi l’ora di educazione civica (buona cosa? beh…si, se non la si inserisse nelle ore di Storia), in quinta superiore spesso non si arriva nemmeno alla seconda guerra mondiale, come si pretende di fare un’altra materia in quelle poche ore, con quei programmi vetusti? semplice, si pretende che i ragazzi non sappiano più nemmeno cos’è l’unità d’Italia! Per combattere il caro libri nel decreto 137 è presente anche un’imposizione alle scuole di non rinnovare i propri testi per 5 anni…..perché giustamente un editore che deve vendere un testo le cui vendite sa che saranno ridotte nei 5 anni a venire a causa del mercato dell’usato non alzerà i suoi prezzi…noooo, certo che no! La maschera populista di un carrarmato che ti spara in faccia.

C’è poco da dire…. Sono riusciti a farsi eleggere anche dopo tutti i guai che hanno combinato, significa che ormai non ci ritengono più in grado di una vera opposizione sociale, significa che i piduisti hanno vinto, che viviamo in un regime. Significa che distruggendo il sistema scolastico, isolando la cultura, si assicurano il futuro, ci negano il futuro che desideriamo. Significa che stanno riprogettando la scuola per formare automi invece che cittadini in grado di possedere una coscienza critica nei loro confronti. E’ in corso un’automazione dell’individuo, se gli si nega l’accesso alla cultura gli si programma direttamente tutta la vita, ed è questo che stanno facendo. Sono 8 i miliardi, soffermiamoci sulle cifre, che nella finanziaria vengono tagliati alla scuola pubblica. Non è vero che lo Stato guarda alla scuola come uno spreco di soldi, che vuole tenersi quei soldi per altro, no, non è così. Lo Stato quei soldi non li vuole dare a noi, perché ha iniziato il suo programma di diseducazione generale, il suo obbiettivo è avere il futuro, e se lasciasse libero accesso ai saperi alle nuove generazioni questo non potrebbe permetterselo…non avrebbe il futuro, e nient’altro, perché lo avremmo noi. E allora prendiamocelo.

Il 10 ottobre si sta organizzando una manifestazione nazionale per questi temi, per impedire al nuovo esecutivo di affossare questa istituzione, questa garanzia, la Scuola Pubblica. Bisogna mobilitarsi, o ci ritroveremo fregati quando non sarà più possibile tornare indietro, perché saremo ancora meno, perché saranno ancora più forti. Questa è la piattaforma nazionale, questo il modo di aderire. Poco da dire tanto da fare. Questo è il momento, incazziamoci.

Linkografia
Piattaforma nazionale per il 10/10
Sintesi dei provvedimenti sulla Scuola Pubblica
Appello per il 10/10
Scheda breve sul DDL Aprea

451°… Celsius!

Wednesday, February 13th, 2008

Nel 1953 il mitico romanzo “Fahrenheit 451″ ci raccontava di come delle persone potessero arrivare e mantenersi al potere eliminando la cultura; 451 Fahrenheit sarebbe stata infatti la temperatura a cui la carta dei libri brucia in maniera naturale. Una cosa del genere è accaduta veramente in Cambogia nel 1975, con gli Khmer Rossi, che nella radicalizzazione della società hanno pensato bene di bruciare i “libri del potere” e di abolire le scuole, trasformandole in prigioni e luoghi di tortura.
Azioni del genere sembrano lontane e irripetibili per la loro drammaticità, ma solo nel mezzo, il fine infatti, quello di denigrare la cultura, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni, sta venendo raggiunto, e con la tecnica che ormai si evidenzia nelle politiche di molte autorità, far volere alla gente qualcosa invece di imporglielo con la forza.
Se si guarda la situazione della scuola (italiana ma non solo) ci si accorge della brutta piega che stanno prendendo le cose; leggendo questo articolo (che su qualcosa esagera ma per il resto inquadra abbastanza il problema) ci si fa una mezza idea della situazione, in poche parole dice che le scuole non funzionano perchè gli studenti sono lasciati allo sbando nella scelta iniziale e soprattutto nella durata degli anni di studio per quanto riguarda le attività di recupero ecc. ecc..

Ma diamo un occhiata a cosa succede tutti i santi giorni nelle nostre aule, guardiamo in faccia la realtà interna della classe tralasciando per un attimo tutto il mucchio di merda ministeriale, l’insufficiente investimento, la priorità che ricopre la scuola nell’ordine delle cose da fare del governo e tutti i fattori esterni al proprio piccolo.
Leggevo giusto l’altro giorno, non mi ricordo in quale testo di Dante, l’espressione “aiuola di mortali“… metafora fantastica e piena di significati che sta a rappresentare la Terra; tuttavia nelle più di 50 pagine dedicate dal mio testo di letteratura all’autore a questa chicca è dedicata una semplice nota a piè di pagina, che la svuota di tutta la poesia che pare di captare nella prima lettura. Il problema è che questo viene fatto continuamente e con un criterio più che contestabile, viene preferito il significante delle cose al loro significato, i professori preferiscono fare una panoramica noiosissima della formazione stilistico-letteraria del poeta piuttosto che far fare un’immensa sega mentale su cosa con questo Dante abbia voluto far intendere, e sono sicuro che un qualsiasi autore nello scrivere presta in ogni caso più attenzione al contenuto che alla forma, seppur non trascurando la sua importanza. Stessa cosa con la Filosofia, il programma ministeriale italiano per quanto riguarda questa materia si muove a “personaggi”, di ogni filosofo si dice la vita, le opere e i pensieri… ma non ovunque funziona così, in altri paesi la filosofia si studia per temi, vi rendete conto di cosa vuol dire studiare filosofia nell’uno e nell’altro modo?? Nel nostro modello la filosofia diventa semplicemente un’altra materia di studio, in cui si privilegia l’ordine cronologico degli autori alla sovrapposizione dei concetti, nel secondo esempio invece le cose sono nettamente diverse, più che una materia di studio diventa una materia di pensiero, il tutto si trasforma in un porre concetti invece di concettuologhi, stimolando incredibilmente di più la riflessione individuale, si spingono i ragazzi a farsi un’idea propria su certe tematiche, ma adesso l’unica cosa che conta è attenersi alle linee ministeriali, finire Platone in terzo liceo, Kant in quarta e non so chi per l’esame. Al contrario di quanto si pensi anche la matematica ha le sue chicche, esiste un’intera scienza che studia il caos, l’infinito, il paradossale, ma a questo si antepone la curva ecliptoidale di un parallelepipedo alfa, seppur l’utilità futura è pressochè identica, ma questo è un altro discorso su cui non mi prolungo. La cultura, in ogni suo ramo, ci è posta malissimo per l’immensità di contenuti e di concetti che potremmo trarne per costruire un futuro.

“Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”, era scritto su un muro di Auschwitz, eppure la storia nelle scuole di oggi è solo un mucchio di nomi e date, spesso e volentieri gli argomenti perdono di concettualità e la materia diventa neutra e sottovalutata. La storia ci può insegnare un mucchio di cose, ma quella che ci serve tenere più a mente in questo momento è la modalità con cui il susseguirsi degli eventi ha portato alla dominazione di certe persone su altre persone; non perdiamo di vista il valore della cultura, è l’unica che può darci la capacità critica e costruttiva di cambiare in meglio il mondo.