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Posts Tagged ‘libertà’

Incredibilmente potenti

Tuesday, March 4th, 2008

Spesso negli scorsi interventi ho parlato del concetto di umano, di cos’è l’essere umano, di quanto si è allontanato dalla propria natura, ma cos’è veramente l’uomo?

Noi passiamo l’intero trascorrere delle nostre giornate a guardare, gli occhi sono la nostra unica porta sul mondo, siamo concentrati sull’esterno invece che sull’interno. Noto è il conflitto circa la ricerca verso l’esterno che si antepone ingiustamente a quella interiore, che mira a tirare fuori tutte le più nascoste qualità umane, spesso è vista infatti come un’esagerazione dato che bisognerebbe esplorare a fondo prima il proprio corpo che quello degli altri. È difficile ormai che qualcuno si metta seduto chiuda gli occhi e cominci a pensare, siamo sempre concentrati sul fuori, su ciò che ci circonda, sempre nuovo, gigante, in continua trasformazione. Invece che valorizzare noi stessi ci limitiamo, sempre tramite gli occhi, ad assumere input dall’esterno elaborarli automaticamente e restituire agli altri il prodotto dell’operazione, ma non ci soffermiamo mai su noi stessi.

Noi siamo incredibilmente potenti.

Smettiamola di relazionarci al mondo come degli analizzatori che tramite gli occhi contribuiscono allo svilupparsi e susseguirsi degli eventi, diventiamo i protagonisti delle nostre vite, noi siamo incredibilmente potenti, non ce ne rendiamo conto perché siamo abituati a vivere in degli schemi ben precisi e già testati, non c’è nulla di nuovo nelle cose che facciamo, sono tutte esperienze già vissute ed emozioni già provate… siamo costretti a vivere tra tanta di quella gente che il ruolo personale di ognuno di noi si affievolisce sempre di più fino a perdersi nel concetto di massa indistinta.
L’uomo è capace di qualunque cosa egli voglia, possiede un cervello che può pensare e ragionare su qualunque argomento, che come dice De André, ha i limiti tracciati ai bordi dell’infinito; se solo smettessimo di usarlo come unità analitica applicabile ai sensi ma cominciassimo a invertire il processo, facendolo diventare la vera essenza di noi, e rendendoci capaci di usare a nostro piacimento tutti i nostri sensi, le nostre ampie possibilità… noi siamo incredibilmente potenti. Possiamo fare tutto, abbiamo delle braccia con cui possiamo costruire qualunque cosa, smettiamola di dire che essere umani contempla essere difettosi, noi abbiamo ideato e costruito dei computer, macchine in grado di fare miliardi di calcoli al secondo… noi esseri umani!… e ciò tutto grazie a qualcuno che ci paga per lavorare insieme… ma allora immaginatevi se si lavorasse insieme spontaneamente…quante cose enormemente potenti potremmo inventare! tutti i problemi si risolverebbero, la fame nel mondo cesserebbe perché si smetterebbe di bruciare le arance per non abbassarne il prezzo, ad esempio… si comincerebbe ad essere più buoni.

Ma la nostra potenza e la nostra infinita illimitatezza ci sono state fatte sottovalutare dal Sistema, questa è la verità. Dal poter fare tutto partendo dalla volontà siamo stati ridotti a non poter fare nulla per volontà altrui. “La mia libertà finisce dove inizia la tua” recita qualche buonista attaccando qualsiasi tipo di sistema incontrollato, ma cosa stiamo vivendo adesso? Stiamo vivendo in un paese, anzi, stiamo vivendo in un Sistema mondiale che non tiene al nostro benessere, che ci fa stare male in poche parole.
Noi siamo potentissimi, ma siamo anche schiavi del nostro stesso sottovalutarci, siamo assoggettati alla volontà altrui perché abbiamo perso la concezione delle nostre potenzialità individuali, perdendo così le nostre libertà.

Questo è l’essere umano: un essere con potenzialità illimitate, capacità infinite, questo siamo noi; e ritornarne coscienti significa ritornare liberi.

Libertà obbligatoria

Friday, February 29th, 2008

Così riportava un famoso album di Giorgio Gaber, Libertà Obbligatoria, facendogli centrare come sempre il problema: La nostra “libertà” è fasulla e apparente.
Questa civilità occidentale di cui facciamo parte non è altro che un miscuglio di distrazioni dalla vera essenza dell’essere umano, un sacco di cose inutili che contornano le nostre vite di piaceri convenzionati dall’abitudine. I telegiornali sono i primi a darci questa sensazione, ci parlano di cani, calciatori e veline per trascurare problemi molto più importanti, ogni giorno guardo il telegiornale e sento il solito: “visto che oggi è lunedì ecco a voi la rubrica di… enogastronomia!”, oppure: “dato che è martedì seguirà.. Sì Viaggiare!”… ma mi chiedo: c’è un benedetto giorno in cui ci sia una rubrica istruttiva?? quella che più si avvicina a qualcosa del genere è su rai due riguardo alla medicina… ma la cosa più intelligente che ho mai sentito dire è stata di non toccare le noccioline con le mani, e non scherzo… ma del resto si chiama di medicina… per cui è seria per antonomasia! Il degrado è veramente di proporzioni disastrose, il nome vale più del contenuto, solo perchè il Tg1 esiste da più tempo allora è il più autorevole, stessa cosa con i giornali; il problema è che non c’è una valida alternativa… se non sulla rete, che però alle stesso tempo narcotizza e assopisce, restando pure una palestra per la mente, ma anche una prigione per il corpo.

Immaginatevi se al posto di rubriche sul cibo mediterraneo facessero ogni settimana una mezz’ora d’introduzione a qualche filosofo del passato, quanto pensare scatenerebbe una cosa del genere?? eppure non la fanno, anzi, forse non vogliono proprio per questo; ci sono sempre le stesse cose alla televisione, cibo, gossip e stranezze, e ovviamente “tragedie di moda” come Erba, Cogne, Garlasco e chi più ne ha più ne metta…. e noi non pensiamo, e non pensando non siamo liberi.
Sempre lo stesso Gaber cantava che la libertà non è altro che partecipazione, ma come può partecipare un popolo costretto a sorbirsi ogni settimana una rubrica di Enogastronomia?? o meglio, ripongo la domanda, come può partecipare in modo intelligente e creativo un popolo del genere?

Non può, e succede che le nostre vite finiscono per essere completamente gestite e amministrate da altre persone; ma che paese è mai questo, in cui una minima frazione di popolazione ha in mano le vite di 60 milioni di individui?
Non è un paese civile, un paese civile è un paese in cui tutti hanno il libero arbitrio non solo in termini religiosi ma anche in termini psicologici, presupposto essenziale per la libertà politico-sociale. Ed è così che le “libertà” che ci ritroviamo sono del tutto futili e relative… vestirci come ci pare, blaterare a vanvera, comprare quella marca di sigarette e tutte le demenzialità inimmaginabili…distrazioni. Ma rendiamoci conto di una cosa: Non abbiamo alcun potere decisionale su di noi. Una volta ogni 5 anni decidiamo tramite una crocetta chi deve dirci quanto soldi dobbiamo dargli. È un assurdità totale!!
Il vero problema è che la politica non va da nessuna parte…. siamo semplicemente troppe persone per essere rappresentati da una camera di deputati…. 60 milioni di persone in contesti incredibilmente differenti l’uno dall’altro che devono scegliere il meno peggio tra degli ometti paffuti che abitano tutti a Roma e prendono 40 volte lo stipendio di un ragazzo precario in un call center, anche volendo, e non vogliono, non sarebbero in grado di rappresentare la gente comune.

La soluzione a tutto questo non sta nel votare il migliore, sta nel rimpossessarsi del concetto di essere umano. L’essere umano può essere autarchico, in piccole comunità si può avere un’autarchia collettiva con tanto di surplus industriale, ma in un paese di 60 milioni di abitanti si ha solo una popolazione e un paese in disgrazia.
Questo è meglio farglielo capire, prima di essere italiani, siamo esseri umani, con le stesse identiche capacità, tutti, non è giusto che per ragioni storiche qualcuno ne abbia più di altri, e se è così che funziona, allora c’è un problema, ed è un problema che non potrà mai essere risolto se continua la politica del controllo sociale, la politica della repressione, la politica della divisione degli individui, la politica loro; questo Sistema non funziona, è ora di cambiarlo, e la chiave sta nell’azione collettiva, nella solidarietà sociale, ma ancor di più… sta nello stare attenti ai loro sporchi giochi, sta nel non farci fregare ancora.

451°… Celsius!

Wednesday, February 13th, 2008

Nel 1953 il mitico romanzo “Fahrenheit 451″ ci raccontava di come delle persone potessero arrivare e mantenersi al potere eliminando la cultura; 451 Fahrenheit sarebbe stata infatti la temperatura a cui la carta dei libri brucia in maniera naturale. Una cosa del genere è accaduta veramente in Cambogia nel 1975, con gli Khmer Rossi, che nella radicalizzazione della società hanno pensato bene di bruciare i “libri del potere” e di abolire le scuole, trasformandole in prigioni e luoghi di tortura.
Azioni del genere sembrano lontane e irripetibili per la loro drammaticità, ma solo nel mezzo, il fine infatti, quello di denigrare la cultura, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni, sta venendo raggiunto, e con la tecnica che ormai si evidenzia nelle politiche di molte autorità, far volere alla gente qualcosa invece di imporglielo con la forza.
Se si guarda la situazione della scuola (italiana ma non solo) ci si accorge della brutta piega che stanno prendendo le cose; leggendo questo articolo (che su qualcosa esagera ma per il resto inquadra abbastanza il problema) ci si fa una mezza idea della situazione, in poche parole dice che le scuole non funzionano perchè gli studenti sono lasciati allo sbando nella scelta iniziale e soprattutto nella durata degli anni di studio per quanto riguarda le attività di recupero ecc. ecc..

Ma diamo un occhiata a cosa succede tutti i santi giorni nelle nostre aule, guardiamo in faccia la realtà interna della classe tralasciando per un attimo tutto il mucchio di merda ministeriale, l’insufficiente investimento, la priorità che ricopre la scuola nell’ordine delle cose da fare del governo e tutti i fattori esterni al proprio piccolo.
Leggevo giusto l’altro giorno, non mi ricordo in quale testo di Dante, l’espressione “aiuola di mortali“… metafora fantastica e piena di significati che sta a rappresentare la Terra; tuttavia nelle più di 50 pagine dedicate dal mio testo di letteratura all’autore a questa chicca è dedicata una semplice nota a piè di pagina, che la svuota di tutta la poesia che pare di captare nella prima lettura. Il problema è che questo viene fatto continuamente e con un criterio più che contestabile, viene preferito il significante delle cose al loro significato, i professori preferiscono fare una panoramica noiosissima della formazione stilistico-letteraria del poeta piuttosto che far fare un’immensa sega mentale su cosa con questo Dante abbia voluto far intendere, e sono sicuro che un qualsiasi autore nello scrivere presta in ogni caso più attenzione al contenuto che alla forma, seppur non trascurando la sua importanza. Stessa cosa con la Filosofia, il programma ministeriale italiano per quanto riguarda questa materia si muove a “personaggi”, di ogni filosofo si dice la vita, le opere e i pensieri… ma non ovunque funziona così, in altri paesi la filosofia si studia per temi, vi rendete conto di cosa vuol dire studiare filosofia nell’uno e nell’altro modo?? Nel nostro modello la filosofia diventa semplicemente un’altra materia di studio, in cui si privilegia l’ordine cronologico degli autori alla sovrapposizione dei concetti, nel secondo esempio invece le cose sono nettamente diverse, più che una materia di studio diventa una materia di pensiero, il tutto si trasforma in un porre concetti invece di concettuologhi, stimolando incredibilmente di più la riflessione individuale, si spingono i ragazzi a farsi un’idea propria su certe tematiche, ma adesso l’unica cosa che conta è attenersi alle linee ministeriali, finire Platone in terzo liceo, Kant in quarta e non so chi per l’esame. Al contrario di quanto si pensi anche la matematica ha le sue chicche, esiste un’intera scienza che studia il caos, l’infinito, il paradossale, ma a questo si antepone la curva ecliptoidale di un parallelepipedo alfa, seppur l’utilità futura è pressochè identica, ma questo è un altro discorso su cui non mi prolungo. La cultura, in ogni suo ramo, ci è posta malissimo per l’immensità di contenuti e di concetti che potremmo trarne per costruire un futuro.

“Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”, era scritto su un muro di Auschwitz, eppure la storia nelle scuole di oggi è solo un mucchio di nomi e date, spesso e volentieri gli argomenti perdono di concettualità e la materia diventa neutra e sottovalutata. La storia ci può insegnare un mucchio di cose, ma quella che ci serve tenere più a mente in questo momento è la modalità con cui il susseguirsi degli eventi ha portato alla dominazione di certe persone su altre persone; non perdiamo di vista il valore della cultura, è l’unica che può darci la capacità critica e costruttiva di cambiare in meglio il mondo.