Libertà obbligatoria
Friday, February 29th, 2008Così riportava un famoso album di Giorgio Gaber, Libertà Obbligatoria, facendogli centrare come sempre il problema: La nostra “libertà” è fasulla e apparente.
Questa civilità occidentale di cui facciamo parte non è altro che un miscuglio di distrazioni dalla vera essenza dell’essere umano, un sacco di cose inutili che contornano le nostre vite di piaceri convenzionati dall’abitudine. I telegiornali sono i primi a darci questa sensazione, ci parlano di cani, calciatori e veline per trascurare problemi molto più importanti, ogni giorno guardo il telegiornale e sento il solito: “visto che oggi è lunedì ecco a voi la rubrica di… enogastronomia!”, oppure: “dato che è martedì seguirà.. Sì Viaggiare!”… ma mi chiedo: c’è un benedetto giorno in cui ci sia una rubrica istruttiva?? quella che più si avvicina a qualcosa del genere è su rai due riguardo alla medicina… ma la cosa più intelligente che ho mai sentito dire è stata di non toccare le noccioline con le mani, e non scherzo… ma del resto si chiama di medicina… per cui è seria per antonomasia! Il degrado è veramente di proporzioni disastrose, il nome vale più del contenuto, solo perchè il Tg1 esiste da più tempo allora è il più autorevole, stessa cosa con i giornali; il problema è che non c’è una valida alternativa… se non sulla rete, che però alle stesso tempo narcotizza e assopisce, restando pure una palestra per la mente, ma anche una prigione per il corpo.
Immaginatevi se al posto di rubriche sul cibo mediterraneo facessero ogni settimana una mezz’ora d’introduzione a qualche filosofo del passato, quanto pensare scatenerebbe una cosa del genere?? eppure non la fanno, anzi, forse non vogliono proprio per questo; ci sono sempre le stesse cose alla televisione, cibo, gossip e stranezze, e ovviamente “tragedie di moda” come Erba, Cogne, Garlasco e chi più ne ha più ne metta…. e noi non pensiamo, e non pensando non siamo liberi.
Sempre lo stesso Gaber cantava che la libertà non è altro che partecipazione, ma come può partecipare un popolo costretto a sorbirsi ogni settimana una rubrica di Enogastronomia?? o meglio, ripongo la domanda, come può partecipare in modo intelligente e creativo un popolo del genere?
Non può, e succede che le nostre vite finiscono per essere completamente gestite e amministrate da altre persone; ma che paese è mai questo, in cui una minima frazione di popolazione ha in mano le vite di 60 milioni di individui?
Non è un paese civile, un paese civile è un paese in cui tutti hanno il libero arbitrio non solo in termini religiosi ma anche in termini psicologici, presupposto essenziale per la libertà politico-sociale. Ed è così che le “libertà” che ci ritroviamo sono del tutto futili e relative… vestirci come ci pare, blaterare a vanvera, comprare quella marca di sigarette e tutte le demenzialità inimmaginabili…distrazioni. Ma rendiamoci conto di una cosa: Non abbiamo alcun potere decisionale su di noi. Una volta ogni 5 anni decidiamo tramite una crocetta chi deve dirci quanto soldi dobbiamo dargli. È un assurdità totale!!
Il vero problema è che la politica non va da nessuna parte…. siamo semplicemente troppe persone per essere rappresentati da una camera di deputati…. 60 milioni di persone in contesti incredibilmente differenti l’uno dall’altro che devono scegliere il meno peggio tra degli ometti paffuti che abitano tutti a Roma e prendono 40 volte lo stipendio di un ragazzo precario in un call center, anche volendo, e non vogliono, non sarebbero in grado di rappresentare la gente comune.
La soluzione a tutto questo non sta nel votare il migliore, sta nel rimpossessarsi del concetto di essere umano. L’essere umano può essere autarchico, in piccole comunità si può avere un’autarchia collettiva con tanto di surplus industriale, ma in un paese di 60 milioni di abitanti si ha solo una popolazione e un paese in disgrazia.
Questo è meglio farglielo capire, prima di essere italiani, siamo esseri umani, con le stesse identiche capacità, tutti, non è giusto che per ragioni storiche qualcuno ne abbia più di altri, e se è così che funziona, allora c’è un problema, ed è un problema che non potrà mai essere risolto se continua la politica del controllo sociale, la politica della repressione, la politica della divisione degli individui, la politica loro; questo Sistema non funziona, è ora di cambiarlo, e la chiave sta nell’azione collettiva, nella solidarietà sociale, ma ancor di più… sta nello stare attenti ai loro sporchi giochi, sta nel non farci fregare ancora.
