Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php on line 99

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/query.php on line 21

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/theme.php on line 576

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wassup/wassup.php on line 1284

Warning: session_start() [function.session-start]: Cannot send session cookie - headers already sent by (output started at /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php:99) in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wordpress-automatic-upgrade/wordpress-automatic-upgrade.php on line 92

Warning: session_start() [function.session-start]: Cannot send session cache limiter - headers already sent (output started at /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php:99) in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wordpress-automatic-upgrade/wordpress-automatic-upgrade.php on line 92

Deprecated: Function ereg() is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/ban/ban.php on line 89

Deprecated: Function ereg() is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/ban/ban.php on line 89

Warning: session_regenerate_id() [function.session-regenerate-id]: Cannot regenerate session id - headers already sent in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wassup/wassup.php on line 1329
Nethanel.it

Archive for the ‘Umanità’ Category

Consumo Critico

Wednesday, June 4th, 2008

Cibo

Merda, mangiamo solo merda, forse merda buona, ma pur sempre merda resta.
Ci rendiamo conto di quanto fa schifo il cibo che mangiamo tutti i giorni? Non c’è più niente di naturale, tutto un pastrocchio di conservanti, agenti chimici e gusti artificiali. Ho già parlato in qualche post delle magagne commesse dalla Monsanto sulla nostra pelle per raccattare qualche miliardino in più, e purtroppo non è l’unica. Tutto il nostro mondo occidentale è basato sull’incoscienza della gente che la porta ad un consumismo spropositato anche quando si tratta di mangiare. Potrei parlare per ore di Mc Donald e dei suoi veleni, dell’obesità in America, delle schifezze anche nella più pura delle insalate, ma voglio affrontare un argomento molto più specifico, un argomento importante per carpire la differenza tra il vivere intelligente e il vivere per abitudine. Il consumo di carne.

In un’inchiesta di Report sulla globalizzazione dell’agricoltura andata in onda diverso tempo fa trasmettevano questi dati: In America il consumo di carne pro capite annuo è di 150 kg, in Italia di 90 kg, in Cina di 50 kg mentre in India di 4kg soltanto. Ma cosa vuole dire mangiare la carne nel 2008 e, soprattutto, tenere in moto un sistema di allevamento globalizzato in grado da sostenere queste cifre?
In primo luogo significa chiudere volutamente le porte agli affamati in via di sviluppo, il nostro (vostro) mangiare carne è dannosissimo per il sud del mondo. Nei paesi occidentali circa il 60% dei cereali (importati in gran parte dal terzo mondo) vengono utilizzati per nutrire il bestiame, un vitello consuma 13 kg di cereali per ingrassare di un kg, altro che ogm come soluzione della crisi alimentare, basterebbe fare un ragionamento su questo.
Oltre il 70% del terreno agricolo dei paesi più industrializzati è dedicato al pascolo di bestiame. E’ stato calcolato che in un anno un acro di terreno potrebbe produrre fino a 2500 kg di proteine vegetali, mentre se limitato a terreno di pascolo e di allevamento solo 200 kg di proteine animali. Poi si potrebbe guardare al consumo di acqua, anch’essa importantissima per il terzo mondo. Per produrre un kg di carne sono necessari 3150 litri di acqua, mentre per un kg di grano ne bastano 200; è inutile poi condannare chi tiene il rubinetto aperto mentre si lava i denti se vogliamo continuare a mantenere vivo un tale sistema, peraltro immorale.
Ma il discorso non si limita assolutamente a questi elementi. Si deve dire come produrre un hamburger costi in termini di energia quanto illuminare una stanza per 100 ore o far girare un computer per 20. Si deve dire come ogni cazzo di hamburger costi un metro cubo di terreno, e come ogni anno vengano disboscati 310000 km² per far spazio ai pascoli. Bisognerebbe parlare di molte altre cose….che forse, come queste appena elencati, possono sembrare semplici dati, ma che sicuramente contribuiscono a formare un quadro generale piuttosto allarmante.

Sta di fatto che bisogna cominciare a vivere e agire criticamente rispetto alle abitudini, al modello occidentale e soprattutto ai luoghi comuni. Dove sta la “natura” dell’uomo quando questa significa impedire al terzo mondo di mangiare? Dove sta la nostra “natura onnivora” se la carne che l’abitudine vanta essere insita nell’alimentazione umana non è altro che un mix di decine di agenti chimici che non fanno altro che intossicarci e un briciolo di carne che riesce comunque a fare danni al pianeta?

Potrei anche dirvi che mangiare la carne fa ammalare…che provoca malattie, infiammazioni, diabete…. ma so che sarebbe difficile smuovere anime su un terreno del genere. Quello che è importante capire è che la carne non conviene al mondo… non conviene a noi occidentali come non conviene ai paesi poveri, e bisogna smettere di mangiarla, non tanto per una questione etica quanto per gli aspetti economico-sanitari della cosa. Possiamo vivere senza uccidere, facciamolo, il nostro essere la specie più integra nella sua totalità non fa altro che distruggere il pianeta, smettiamola.

Questione spirituale

Sunday, April 20th, 2008

Ultimamente a causa della tempesta elettorale ho sentito la mancanza di Ratzinger, che in America si fa sentire un pò pochetto, ma poi al Tg1 di qualche giorno fa mi è arrivata una frase eccezionale a chiudere un servizio. Mi pare fosse quando era a sparaflashare 12000 persone nello stadio, ma non ricordo esattamente, fatto sta che in chiusura del solito servizietto di lecchinaggio ecclesiastico mi sento dire: “All’esterno dell’edifico un gruppo di contestatori ha manifestato il proprio dissenso verso l’evento, purtroppo in America libertà vuol dire anche questo… Da qui è tutto linea allo studio ecc ecc”

CooOoOoOOoOO0OOsaaA?

Il Tg1 ha detto espressamente che in America il Papa -purtroppo- è contestabile, mentre “-fortunatamente-” in Italia no. Forse sono io ad aver capito male, ma conoscendo il livello d’informazione in Italia lo dubito profondamente. Tanto è vero che fino a qualche tempo fa il Papa al telegiornale veniva citato una massimo due volte la settimana. Mentre da quando è successo quello che è successo alla Sapienza di Roma ogni sera è come se lo Stato Italiano avesse un debito verso il Vaticano, e lo stesse scontando facendo, ovviamente tramite i mass media, una pura campagna pubblicitaria a favore del Papa e delle sue tante parole santissimamente buone.

Ma chi è questo Benedetto XVI tanto importante nelle nostre vite? Perché una persona cattolica ha bisogno del Papa? Chi è tutta quella gente che lo sta a sentire ogni giorno sotto la sua finestrella? Mah… In teoria il Papa è la perché: “Come il signore avrebbe concesso la vita e la sua bontà solo ad Adamo da cui poi si sarebbe diramato tutto - dalla costola con Eva a sotto le coperte - allora la spiritualità umana ha bisogno di un tramite inverso - il Papa - per arrivare all’onnipotente.”
Ma quanti sono i Cristiani a conoscere questa interpretazione del ruolo papale? Credo che perfino i Papa Boys lo ritengano autorevole giusto perché è sempre vestito di bianco e… ispira fiducia. La verità è che chiunque, a prescindere dall’avere fede o no, è stato cresciuto con questa autorità preimposta, quasi “ovvia” nel contesto in cui viviamo, e di conseguenza non si pone minimamente il dubbio sulla legittimità di questa figura, ripeto, a prescindere se creda o no in qualcosa di ultraterreno.

Però è interessante notare una cosa. Nei vasti cambiamenti mondiali che hanno portato il quarto e il quinto (e il sesto ^^) potere a ricoprire un ruolo di protagonismo nella manipolazione sociale e nell’orientamento dell’opinione pubblica, il Papa resta lo stesso punto di riferimento di sempre. Illeso nella sua integrità e inattaccabile da pare dei governi mondiali la gente continua a prenderlo in considerazione, seppur sia un vecchietto tedesco vestito di bianco che si affaccia a una finestra una volta al dì e predica bene.
Il punto è questo, nell’inaffidabilità dimostrata dai mezzi di informazione convenzionali e l’”oggettività” con cui dicono di lavorare, il Papa rappresenta una cosa “dalla propria parte”, d’altronde è cristiano anche lui e di conseguenza…”sta dalla mia”. In questa maniera il Vaticano detiene un potere decisionale enorme, è uno staterello in grado di attuare puro orientamento sociale riguardante temi laici quali aborto, eutanasia eccetera eccetera solo in base a un ipotetico concetto di fede che, niente chiacchiere, non ha bisogno di uno come lui per esistere e applicarsi.

Se la gente si deve svegliare non deve essere schiava di tale entità, detentrice di un potere mondiale e rilegata a orgie di brutalità quali l’Opus Day o simili. Ogni anno noi paghiamo la Chiesa con l’acclamato 8 per 1000, perché quei soldi devono passare nelle mani di questa gente per andare ai poveri?

Poi abbastanza ridicole le sue ultime dichiarazioni sulla pedofilia… Non credo sia molto risaputo che Ratzinger qualche anno fa ha redatto un documento mandato in tutte le diocesi del mondo dove ordina esplicitamente ai vescovi di nascondere i preti pedofili e in caso trasferirli da qualche altra parte. Il documento si chiama Crimen Sollicitationis e in fondo ha richiesto di nasconderlo in cassaforte. Vi posto un piccolo documentario della BBC sulla pedofilia in tutto il mondo. Ovviamente censurato in Italia ma non solo, è stato addirittura cancellato da Youtube.

/

Ma tanto non fa più scandalo nulla. Abbiamo un presidente del consiglio mafioso perché privarsi di un Papa del genere?

Anche chi ritiene che sia doveroso avere fede, chi ce l’ha e chi la difende…. per favore…. non ostacolate la vostra qualsiasi forma di spiritualità ostruendola con personaggi del genere, la Chiesa è nulla, l’individuo può fare tutto da solo.

Alla ricerca della felicità

Saturday, April 5th, 2008

Cos’è la felicità?
Ultimamente abbiamo perso di vista questo valore, l’occidente si è concentrato talmente tanto sul cosiddetto “American way of life” che ha creato una generazione, la nostra, non più in grado di guardare alle cose con occhi umani e oggettivi, ma solo con occhi abituati a vedere ciò che è stato ordinato. La felicità credo sia semplicemente essere in armonia con se stessi e con le cose che ci circondano, e anche il più piccolo disequilibrio rende impossibile la felicità.

John Titor, il noto crononauta che dice di essere venuto dal 2036, prevedeva nel 2005 una guerra civile in America, fra le campagne e le città. Io non credo a Jhon Titor, ma se dovessi fare uno sketch del genere mi studierei decisamente bene cosa dire, e credo che anche lui lo abbia fatto. La contrapposizione fra campagna e città non rappresenta solo uno dei millenari contrasti che ha caratterizzato l’umanità nel passato, ma è anche qualcosa che certamente si riproporrà alle civiltà contemporanee.
Le campagne e le città infatti, a differenza che nel passato dove il fattore determinante era la ricchezza, rappresentano il contrasto tra la natura e l’attuale società. Ho detto più volte nel corso dei miei interventi che l’uomo ha smarrito il suo vero rapporto con la natura e deve lottare per rimpossessarsene, ma dov’è che troverà mai la sua vera essenza rimanendo chiuso nella gabbia cittadina??

Riporto un’affermazione di John Titor in proposito:

« Quando il “conflitto” civile iniziò e peggiorò, la gente dovette decidere se stare nelle città e perdere la gran parte dei suoi diritti civili con la scusa della sicurezza o lasciare le città per aree rurali più isolate. La nostra casa una volta fu perquisita e il vicino di fronte fu arrestato per ragioni oscure. Questo convinse mio padre a lasciare la città. »

La città è destinata a trasformarsi nell’inferno del controllo sociale, dell’inciviltà civile e dell’ignoranza contestuale da parte dei cittadini. Come diceva Giorgio Gaber “il tutto è falso e il falso è tutto”, mai fu detta frase più centrata. Il mondo delle città in cui noi tutti viviamo è totalmente falso. È un mondo di convenzioni, di abitudini innaturali, di distrazioni, di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, di autodistruzione, di male, di soldi; è un mondo ingiusto, ma questo è irrilevante, perché noi continuiamo a credere che sia questa la realtà. Non sappiamo più cos’è un albero se attorno non c’è un’aiuola, non sappiamo più cos’è una scuola se non c’è un bidello, non sappiamo più cos’è la fisica senza una calcolatrice. Non sappiamo più cos’è la libertà, e ci limitiamo a lottare per altri soffi di libertà obbligatorie (sempre in riferimento al caro Signor G) senza capire che stiamo sbagliando tutto. La libertà è uscire dalla città, e ciò comporterà la felicità dell’individuo, quando saremo capaci di trovare l’alternativa di cui parlavo nello scorso intervento, quando guarderemo all’autarchia totale come a una soluzione, allora si che saremo felici; perché credo che un aborigeno sia molto più realizzato di qualsiasi occidentale.

città campagna

Ma allora noi cosa stiamo facendo, dove stiamo andando? semplice, noi non puntiamo alla felicità, noi vogliamo solo cambiare, e questo è un desiderio confuso che ci spinge ogni istante a lottare per qualcosa senza una visione d’insieme più risolutiva di tutto il resto. Quando l’uomo si capaciterà di voler solo essere felice, quando si toglierà dalla mente le stronzate, i soldi, la religione, l’ignoranza, allora partirà, andrà a vivere fuori dal fango occidentale, libero e indipendente dalle molteplici schiavitù che ci impediscono continuamente di essere felici.

Evoluzione

Wednesday, March 26th, 2008

l'evoluzione.... dalla lancia al pc
Sentendo parlare di evoluzione ci vengono in mente i grandi disegni di Darwin, gli adattamenti che in miliardi di anni permettevano alle specie animali di evolversi secondo le necessità della propria natura e adattarsi all’ambiente. Ma questo modello evolutivo non è rimasto lo stesso troppo a lungo; dagli immensi periodi occorsi al primo organismo unicellulare per ingrandirsi i tempi si sono ridotti in modo esponenziale. Abbiamo sentito parlare di milioni di anni per i primi ominidi, migliaia per l’uomo così come lo conosciamo noi adesso. E poi ci sono voluti 10000 anni per le prime civiltà, 5000 anni per la rivoluzione neolitica e la scrittura, e poi giù ancora con il metodo scientifico, la rivoluzione industriale, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui le notizie più sconvolgenti ci arrivano via feed rss.

Il processo evolutivo si è ristretto talmente tanto che ormai è definibile nell’arco della vita di un singolo individuo, e ciò porta a una cosa sensazionale: un uomo che si evolve secondo le proprie necessità personali. Anche se può sembrare strano questa parte però è già stata superata, siamo arrivati oltre, siamo arrivati a un’era completamente differente e incompatibile con il passato, un’epoca in cui l’individuo ha raggiunto un equilibrio dannosissimo per se e per la società. Nell’antichità, quando i margini dell’evoluzione erano più ampi, un essere moriva e lasciava il posto al successivo che dominava fino a che il processo non si ripeteva di nuovo; ora invece le due generazioni coesistono.

L’uomo ha letteralmente superato se stesso, il singolo individuo è diventato talmente centrale nel processo evolutivo che è diventato egli stesso il punto di riferimento, come prima lo era una popolazione e ancora prima l’intera umanità. La coesistenza di gruppi di individui su linee generazionali diverse che corrispondono a linee evolutive differenti porta a uno scontro diretto. Questa è la motivazione che spinge al continuo attrito generazionale che caratterizza questa società; adolescenti e genitori, giovani e politica, ragazzi e vecchietti sull’autobus… non è solo questione di altri valori, altri tempi e altre circostanze, la verità è che siamo due evoluzioni diverse della stessa radice. L’evoluzione di cui stiamo parlando non è fisica, non riguarda pollici opponibili o simili, ma è un’evoluzione mentale, ed è per questo che sussiste lo scontro generazionale che sempre più si manifesta. L’eccedere dell’evoluzione umana su se stessa ha causato come unica conseguenza un mondo non più in grado di capirsi, dove l’unico elemento comune, dove l’unico elemento veramente comune, è il malessere generato da questa… chiamiamola “solitudine mentale generazionale”.

Ma a cosa porterà tutto ciò? Come abbiamo visto la situazione è destinata a evolversi ulteriormente col passare del tempo, a prescindere dal contesto storico o sociale. Succederà che andremo incontro a un bivio, un bivio tra l’armonia sociale e l’autonegazione dei propri difetti, dei mali dell’uomo, dell’avidità, dell’egoismo ecc ecc, e un’involuzione che ci farà regredire a uno stato tecnologico ma primitivo (provate a mettere 30 scimmie e una banana in una gabbia ognuna con un mitra in mano e capirete di cosa parlo.
Si tratta di una scelta tra la pace e il caos, pace che a lungo termine porterà alla felicità del genere umano e caos che porterà alla sua distruzione totale; la scelta sta a noi.

Ma dove sono i Bombaroli?

Sunday, March 9th, 2008

[Fabrizio De André è morto e nessuno merita di ricevere compensi dal suo genio, per cui per chi volesse ascoltare la canzone di cui parlo ECCOLA QUI]

Fabrizio De André cantava così la rivoluzione, a suon di Bombaroli, persone esattamente come noi, che però non si limitano a criticare, ma hanno un senso dell’azione pienamente riconducibile a ciò che ci vorrebbe in Italia in questo periodo storico.
Il Bombarolo pero è una figura scomparsa, l’immagine del dissenso emotivo applicato, ciò che oggi non siamo più capaci di fare, il Bombarolo è una persona che non teme la galera o la morte, il pregiudizio o la condanna, teme e ripudia solo il restare con le mani in mano in una situazione statica di malessere: l’Italia. Bombarole sono le B.R., Bombarolo non è il PCI, Bombarolo è V per Vendetta, Bombarolo non è Veltroni, Bombarolo è Gaber, Bombarola non è la musica moderna, Bombarolo è il genovese che lanciò il treppiede a Berlusconi, Bombarolo non è il politico.
Ma il Bombarolo è una razza in via d’estinzione, come dice lo stesso De André: “Chi non terrorizza si ammala di terrore”, e così è successo; dalla fine degli anni di piombo è cambiato tutto, il buonismo collettivo ha condannato indistintamente questa mentalità, cadendo nel buio baratro del passivismo mediatico dell’Era Berlusconiana, decretando la morte del dissenso.
De André scrisse questa canzone nel 1973 ma sembra più attuale di molte altre, la scrisse prima del rapimento Moro, quando ancora l’operatività ribelle non aveva creato martiri, quando mobilitarsi era doveroso, quando la gente aveva ancora una coscienza, quando aveva voglia e tempo per pensare, in un’altra epoca quando la gente era pervasa da valori i quali non esitava a manifestare; se c’era bisogno di fare qualcosa si faceva e non ci si atteneva ai canoni di “bontà” occidentali secondo i quali si ragiona oggi. Ma i Bombaroli oggi non ci possono più essere, se qualcuno uccidesse un qualsiasi elemento marcio del Sistema sarebbe subito condannato come terrorista, anarco-insurrezionalista, assassino, attentatore alla democrazia, bastardo, infame, criminale. Forse è meglio così, ma ricordiamoci: la sicurezza di non essere uccisi, o che chi ci uccida sarà verbalmente condannato, è lo stesso scambio tra sicurezza e libertà che conduce l’umanità alla subordinazione reciproca. Possiamo restare, se vogliamo, in questo mondo di “Bene” per convenzione, ma largo anche alla consapevolezza che se le cose resteranno così non ci sarà alcun cambiamento, la staticità della situazione politica si protrarrà ancora a lungo, il controllo sociale attraverso i media troverà sempre più spazio nelle nostre vite e il modello orwelliano di Grande Fratello si realizzerà.

La contestazione crea collettività, la collettività crea coscienza e capacità critica, tutto ciò porta alla figura del Bombarolo, porta alla protesta, porta al decentramento dei punti di riferimento del pubblico dissenso.

profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Questo vuol dire capacità di contestazione, capacità di adottare punti di vista esterni a quelli convenzionali e istituzionalizzati, vuol dire prendere come misura delle cose il proprio livello di malessere e di disagio piuttosto che Bertinotti, vuol dire pensare con la propria testa, e questo è quello che fa il Bombarolo, ragiona e agisce, senza perdersi nel mare di favole che non fanno altro che farci restare seduti sulle nostre sedie a ragionare continuamente senza giungere a nessuna conclusione… vuol dire darsi una svegliata, incazzarsi e urlarlo; gente come Fabrizio De André lo aveva capito nel 1973, sarebbe anche ora ci muovessimo pure noi, o la rivoluzione non ci casca in bocca.

Incredibilmente potenti

Tuesday, March 4th, 2008

Spesso negli scorsi interventi ho parlato del concetto di umano, di cos’è l’essere umano, di quanto si è allontanato dalla propria natura, ma cos’è veramente l’uomo?

Noi passiamo l’intero trascorrere delle nostre giornate a guardare, gli occhi sono la nostra unica porta sul mondo, siamo concentrati sull’esterno invece che sull’interno. Noto è il conflitto circa la ricerca verso l’esterno che si antepone ingiustamente a quella interiore, che mira a tirare fuori tutte le più nascoste qualità umane, spesso è vista infatti come un’esagerazione dato che bisognerebbe esplorare a fondo prima il proprio corpo che quello degli altri. È difficile ormai che qualcuno si metta seduto chiuda gli occhi e cominci a pensare, siamo sempre concentrati sul fuori, su ciò che ci circonda, sempre nuovo, gigante, in continua trasformazione. Invece che valorizzare noi stessi ci limitiamo, sempre tramite gli occhi, ad assumere input dall’esterno elaborarli automaticamente e restituire agli altri il prodotto dell’operazione, ma non ci soffermiamo mai su noi stessi.

Noi siamo incredibilmente potenti.

Smettiamola di relazionarci al mondo come degli analizzatori che tramite gli occhi contribuiscono allo svilupparsi e susseguirsi degli eventi, diventiamo i protagonisti delle nostre vite, noi siamo incredibilmente potenti, non ce ne rendiamo conto perché siamo abituati a vivere in degli schemi ben precisi e già testati, non c’è nulla di nuovo nelle cose che facciamo, sono tutte esperienze già vissute ed emozioni già provate… siamo costretti a vivere tra tanta di quella gente che il ruolo personale di ognuno di noi si affievolisce sempre di più fino a perdersi nel concetto di massa indistinta.
L’uomo è capace di qualunque cosa egli voglia, possiede un cervello che può pensare e ragionare su qualunque argomento, che come dice De André, ha i limiti tracciati ai bordi dell’infinito; se solo smettessimo di usarlo come unità analitica applicabile ai sensi ma cominciassimo a invertire il processo, facendolo diventare la vera essenza di noi, e rendendoci capaci di usare a nostro piacimento tutti i nostri sensi, le nostre ampie possibilità… noi siamo incredibilmente potenti. Possiamo fare tutto, abbiamo delle braccia con cui possiamo costruire qualunque cosa, smettiamola di dire che essere umani contempla essere difettosi, noi abbiamo ideato e costruito dei computer, macchine in grado di fare miliardi di calcoli al secondo… noi esseri umani!… e ciò tutto grazie a qualcuno che ci paga per lavorare insieme… ma allora immaginatevi se si lavorasse insieme spontaneamente…quante cose enormemente potenti potremmo inventare! tutti i problemi si risolverebbero, la fame nel mondo cesserebbe perché si smetterebbe di bruciare le arance per non abbassarne il prezzo, ad esempio… si comincerebbe ad essere più buoni.

Ma la nostra potenza e la nostra infinita illimitatezza ci sono state fatte sottovalutare dal Sistema, questa è la verità. Dal poter fare tutto partendo dalla volontà siamo stati ridotti a non poter fare nulla per volontà altrui. “La mia libertà finisce dove inizia la tua” recita qualche buonista attaccando qualsiasi tipo di sistema incontrollato, ma cosa stiamo vivendo adesso? Stiamo vivendo in un paese, anzi, stiamo vivendo in un Sistema mondiale che non tiene al nostro benessere, che ci fa stare male in poche parole.
Noi siamo potentissimi, ma siamo anche schiavi del nostro stesso sottovalutarci, siamo assoggettati alla volontà altrui perché abbiamo perso la concezione delle nostre potenzialità individuali, perdendo così le nostre libertà.

Questo è l’essere umano: un essere con potenzialità illimitate, capacità infinite, questo siamo noi; e ritornarne coscienti significa ritornare liberi.