La Cina è vicina… ma solo in apparenza.
Saturday, February 9th, 2008Avendo la possibilità di navigare liberamente in rete si ha la sensazione di avere tutto a portata di mano, non ci si deve muovere dalla propria sedia per leggere le news in Amazzonia, le distanze si sono nullificate e l’individuo si è emancipato dal mondo reale. Tutto quello che prima poteva rappresentare un mistero adesso è solo una della tante “conquiste” del progresso; non esiste più il concetto di distanza intesa come una lunghezza da percorrere per entrare in contatto con qualcuno o qualcosa, con una certa realtà, questa trasformazione della mentalità umana, realizzata in parte dalle prime telecomunicazioni ma fondamentalmente da Internet, aiuta e sostiene il concetto di stato nazionale.
Non sarebbe difatti troppo logico per un russo abitante a Mosca sentirsi connazionale di un siberiano a centinaia di km da lui… se non fosse che il telegiornale parla dell’uno e dell’altro senza storcere il naso, senza cambiare servizio. Su Internet possiamo discutere di politica con un argentino come se fosse il nostro vicino di casa, non ci rendiamo affatto conto che è una persona che abita a un sacco di chilometri da noi, in un altro contesto culturale, sociale e politico, nonchè psicologico. E’ questo il succo del problema, noi non vediamo più lo sfondo dei nostri soggetti, prendete per esempio un quadro….. si vede solo la faccia del personaggio raffigurato senza il corpo e lo sfondo, in questi termini diventa impossibile analizzare il quadro, se tuttavia ci troviamo davanti un piatto, con pitturata sopra la medesima faccia, non ci rendiamo conto che il nostro parere sarebbe assolutamente relativo.
Così succede di questi tempi, il mondo ci sembra molto più piccolo di quello che è, ci crediamo capaci di contestualizzare gli eventi e le mentalità, ma non ne siamo assolutamente capaci; ci arroghiamo il potere di esprimere un giudizio su una cultura distante anni luce dalla nostra senza essere mai stati in quei luoghi, e per questi motivi si crea il gran caos che domina il mondo in questo terzo millennio.
Forse è vero che ormai tutto il mondo è paese, che le differenze tra le popolazioni e i paesi sono meno accentuate, che siamo in grado di vedere le cose oggettivamente attraverso qualche input elettronico anche se dall’altro capo del mondo; ma forse non è così, e in questo caso sarebbe difficile per la gente comune rendersene conto. Trovandosi in una cittadina di provincia, ad esempio, essendo nati e vissuti da sempre in quel posto, sarebbe assurdo provare a immaginare il mondo che c’è fuori, tuttavia ci si potrebbe entrare in contatto molto facilmente, attraverso diversi metodi, dal web al telegrafo, non riuscendo però a vedere con i propri occhi i grattaceli dietro al newyorkese di turno con cui ci si sta confrontando… quello che ci manca è il contatto con certe realtà, con tutte le realtà diverse dalla nostra. Conseguenza di ciò è il macello che viene a crearsi, il dialogo esiste, certo, ma quello che manca è il retroscena sociale dell’interlocutore.
Nell’antichità la statalizzazione era molto più decentrata sul territorio, andando a ritroso nel tempo si arriva alla città stato dei sumeri se non alla caverna degli ominidi, via via nei secoli, per motivi in gran parte economici o dovuti all’ambiziosità umana, le comunità si sono allargate in maniera assoluta, coprendo, pensate, tutto il pianeta con stati, statucci e staterelli. Viaggiare donava un bagaglio culturale molto più concreto rispetto a quello che si ottiene oggi navigando per wikipedia, ma viaggiare oggi costa il quintuplo che trent’anni fa, e la comodità di Internet distoglie molte persone dal mollare tutto e partire per settimane.
Partire, andare lontano, sparire dalla circolazione, esplorare nuovi mondi… tante parole che spesso rimangono tali, per noi giovani sognatori.
