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451°… Celsius!

Nel 1953 il mitico romanzo “Fahrenheit 451″ ci raccontava di come delle persone potessero arrivare e mantenersi al potere eliminando la cultura; 451 Fahrenheit sarebbe stata infatti la temperatura a cui la carta dei libri brucia in maniera naturale. Una cosa del genere è accaduta veramente in Cambogia nel 1975, con gli Khmer Rossi, che nella radicalizzazione della società hanno pensato bene di bruciare i “libri del potere” e di abolire le scuole, trasformandole in prigioni e luoghi di tortura.
Azioni del genere sembrano lontane e irripetibili per la loro drammaticità, ma solo nel mezzo, il fine infatti, quello di denigrare la cultura, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni, sta venendo raggiunto, e con la tecnica che ormai si evidenzia nelle politiche di molte autorità, far volere alla gente qualcosa invece di imporglielo con la forza.
Se si guarda la situazione della scuola (italiana ma non solo) ci si accorge della brutta piega che stanno prendendo le cose; leggendo questo articolo (che su qualcosa esagera ma per il resto inquadra abbastanza il problema) ci si fa una mezza idea della situazione, in poche parole dice che le scuole non funzionano perchè gli studenti sono lasciati allo sbando nella scelta iniziale e soprattutto nella durata degli anni di studio per quanto riguarda le attività di recupero ecc. ecc..

Ma diamo un occhiata a cosa succede tutti i santi giorni nelle nostre aule, guardiamo in faccia la realtà interna della classe tralasciando per un attimo tutto il mucchio di merda ministeriale, l’insufficiente investimento, la priorità che ricopre la scuola nell’ordine delle cose da fare del governo e tutti i fattori esterni al proprio piccolo.
Leggevo giusto l’altro giorno, non mi ricordo in quale testo di Dante, l’espressione “aiuola di mortali“… metafora fantastica e piena di significati che sta a rappresentare la Terra; tuttavia nelle più di 50 pagine dedicate dal mio testo di letteratura all’autore a questa chicca è dedicata una semplice nota a piè di pagina, che la svuota di tutta la poesia che pare di captare nella prima lettura. Il problema è che questo viene fatto continuamente e con un criterio più che contestabile, viene preferito il significante delle cose al loro significato, i professori preferiscono fare una panoramica noiosissima della formazione stilistico-letteraria del poeta piuttosto che far fare un’immensa sega mentale su cosa con questo Dante abbia voluto far intendere, e sono sicuro che un qualsiasi autore nello scrivere presta in ogni caso più attenzione al contenuto che alla forma, seppur non trascurando la sua importanza. Stessa cosa con la Filosofia, il programma ministeriale italiano per quanto riguarda questa materia si muove a “personaggi”, di ogni filosofo si dice la vita, le opere e i pensieri… ma non ovunque funziona così, in altri paesi la filosofia si studia per temi, vi rendete conto di cosa vuol dire studiare filosofia nell’uno e nell’altro modo?? Nel nostro modello la filosofia diventa semplicemente un’altra materia di studio, in cui si privilegia l’ordine cronologico degli autori alla sovrapposizione dei concetti, nel secondo esempio invece le cose sono nettamente diverse, più che una materia di studio diventa una materia di pensiero, il tutto si trasforma in un porre concetti invece di concettuologhi, stimolando incredibilmente di più la riflessione individuale, si spingono i ragazzi a farsi un’idea propria su certe tematiche, ma adesso l’unica cosa che conta è attenersi alle linee ministeriali, finire Platone in terzo liceo, Kant in quarta e non so chi per l’esame. Al contrario di quanto si pensi anche la matematica ha le sue chicche, esiste un’intera scienza che studia il caos, l’infinito, il paradossale, ma a questo si antepone la curva ecliptoidale di un parallelepipedo alfa, seppur l’utilità futura è pressochè identica, ma questo è un altro discorso su cui non mi prolungo. La cultura, in ogni suo ramo, ci è posta malissimo per l’immensità di contenuti e di concetti che potremmo trarne per costruire un futuro.

“Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”, era scritto su un muro di Auschwitz, eppure la storia nelle scuole di oggi è solo un mucchio di nomi e date, spesso e volentieri gli argomenti perdono di concettualità e la materia diventa neutra e sottovalutata. La storia ci può insegnare un mucchio di cose, ma quella che ci serve tenere più a mente in questo momento è la modalità con cui il susseguirsi degli eventi ha portato alla dominazione di certe persone su altre persone; non perdiamo di vista il valore della cultura, è l’unica che può darci la capacità critica e costruttiva di cambiare in meglio il mondo.

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