Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php on line 99

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/query.php on line 21

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/theme.php on line 576

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wassup/wassup.php on line 1284

Warning: session_start() [function.session-start]: Cannot send session cookie - headers already sent by (output started at /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php:99) in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wordpress-automatic-upgrade/wordpress-automatic-upgrade.php on line 92

Warning: session_start() [function.session-start]: Cannot send session cache limiter - headers already sent (output started at /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-includes/cache.php:99) in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wordpress-automatic-upgrade/wordpress-automatic-upgrade.php on line 92

Deprecated: Function ereg() is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/ban/ban.php on line 89

Deprecated: Function ereg() is deprecated in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/ban/ban.php on line 89

Warning: session_regenerate_id() [function.session-regenerate-id]: Cannot regenerate session id - headers already sent in /home/mhd-01/www.nethanel.it/htdocs/wp-content/plugins/wassup/wassup.php on line 1329
Nethanel.it

Archive for February, 2008

Libertà obbligatoria

Friday, February 29th, 2008

Così riportava un famoso album di Giorgio Gaber, Libertà Obbligatoria, facendogli centrare come sempre il problema: La nostra “libertà” è fasulla e apparente.
Questa civilità occidentale di cui facciamo parte non è altro che un miscuglio di distrazioni dalla vera essenza dell’essere umano, un sacco di cose inutili che contornano le nostre vite di piaceri convenzionati dall’abitudine. I telegiornali sono i primi a darci questa sensazione, ci parlano di cani, calciatori e veline per trascurare problemi molto più importanti, ogni giorno guardo il telegiornale e sento il solito: “visto che oggi è lunedì ecco a voi la rubrica di… enogastronomia!”, oppure: “dato che è martedì seguirà.. Sì Viaggiare!”… ma mi chiedo: c’è un benedetto giorno in cui ci sia una rubrica istruttiva?? quella che più si avvicina a qualcosa del genere è su rai due riguardo alla medicina… ma la cosa più intelligente che ho mai sentito dire è stata di non toccare le noccioline con le mani, e non scherzo… ma del resto si chiama di medicina… per cui è seria per antonomasia! Il degrado è veramente di proporzioni disastrose, il nome vale più del contenuto, solo perchè il Tg1 esiste da più tempo allora è il più autorevole, stessa cosa con i giornali; il problema è che non c’è una valida alternativa… se non sulla rete, che però alle stesso tempo narcotizza e assopisce, restando pure una palestra per la mente, ma anche una prigione per il corpo.

Immaginatevi se al posto di rubriche sul cibo mediterraneo facessero ogni settimana una mezz’ora d’introduzione a qualche filosofo del passato, quanto pensare scatenerebbe una cosa del genere?? eppure non la fanno, anzi, forse non vogliono proprio per questo; ci sono sempre le stesse cose alla televisione, cibo, gossip e stranezze, e ovviamente “tragedie di moda” come Erba, Cogne, Garlasco e chi più ne ha più ne metta…. e noi non pensiamo, e non pensando non siamo liberi.
Sempre lo stesso Gaber cantava che la libertà non è altro che partecipazione, ma come può partecipare un popolo costretto a sorbirsi ogni settimana una rubrica di Enogastronomia?? o meglio, ripongo la domanda, come può partecipare in modo intelligente e creativo un popolo del genere?

Non può, e succede che le nostre vite finiscono per essere completamente gestite e amministrate da altre persone; ma che paese è mai questo, in cui una minima frazione di popolazione ha in mano le vite di 60 milioni di individui?
Non è un paese civile, un paese civile è un paese in cui tutti hanno il libero arbitrio non solo in termini religiosi ma anche in termini psicologici, presupposto essenziale per la libertà politico-sociale. Ed è così che le “libertà” che ci ritroviamo sono del tutto futili e relative… vestirci come ci pare, blaterare a vanvera, comprare quella marca di sigarette e tutte le demenzialità inimmaginabili…distrazioni. Ma rendiamoci conto di una cosa: Non abbiamo alcun potere decisionale su di noi. Una volta ogni 5 anni decidiamo tramite una crocetta chi deve dirci quanto soldi dobbiamo dargli. È un assurdità totale!!
Il vero problema è che la politica non va da nessuna parte…. siamo semplicemente troppe persone per essere rappresentati da una camera di deputati…. 60 milioni di persone in contesti incredibilmente differenti l’uno dall’altro che devono scegliere il meno peggio tra degli ometti paffuti che abitano tutti a Roma e prendono 40 volte lo stipendio di un ragazzo precario in un call center, anche volendo, e non vogliono, non sarebbero in grado di rappresentare la gente comune.

La soluzione a tutto questo non sta nel votare il migliore, sta nel rimpossessarsi del concetto di essere umano. L’essere umano può essere autarchico, in piccole comunità si può avere un’autarchia collettiva con tanto di surplus industriale, ma in un paese di 60 milioni di abitanti si ha solo una popolazione e un paese in disgrazia.
Questo è meglio farglielo capire, prima di essere italiani, siamo esseri umani, con le stesse identiche capacità, tutti, non è giusto che per ragioni storiche qualcuno ne abbia più di altri, e se è così che funziona, allora c’è un problema, ed è un problema che non potrà mai essere risolto se continua la politica del controllo sociale, la politica della repressione, la politica della divisione degli individui, la politica loro; questo Sistema non funziona, è ora di cambiarlo, e la chiave sta nell’azione collettiva, nella solidarietà sociale, ma ancor di più… sta nello stare attenti ai loro sporchi giochi, sta nel non farci fregare ancora.

E si sbarca su FlickEr!

Saturday, February 23rd, 2008

Così recitava ieri il Corriere della Sera pubblicizzando il nuovo blog di Piero Fassino, gli attribuiva un nuovissimo account sul famoso Flickr, chiamandolo però FlickEr.. un errore di stampa? io non direi… è semplicemente l’ennesima dimostrazione della goffaggine che caratterizza lo sbarco innaturale della politica italiana su Internet.

Come sempre tutto inizia negli States; tra Obama e la Clinton la battaglia è furiosa, e si gioca in gran parte su Internet. Proprio qualche giorno fa in un confronto pubblico la Clinton ha citato Youtube come prova del fatto che Obama le avesse copiato un discorso, immaginatevi Andreotti su Facebook ^^. In America la partita la si gioca molto di più in questi termini, i siti sono tradotti in doppia lingua e fatti in maniera eccezionale, quello di La Russa per esempio è interamente in flash buttato su tanto per avere qualcosa per le mani. Obama è presente invece su un sacco di portali per giovani, da Flickr, appunto, a Twitter; è ovvio che poi riscuota successo tra i giovani, si fa sentire vicino. Come faceva presente appunto la Clinton su Youtube sono presenti i suoi discorsi, ma non ripresi da qualcuno e hostati, ma fatti per Youtube da lui stesso, sempre facendo il paragone, chissà mai che Bondi lo imiti…

La verità è che la classe politica in America ha scoperto e colto la potenza della rete, e la sfrutta nel modo a lei più utile. Sul Web tutti possono dire la propria, se Berlusconi e Prodi facessero un video alla nazione su Youtube probabilmente chiuderebbero i commenti, sarebbe consequenziale infatti il dubbio se sono gli italiani a essere un popolo volgare o se siano loro ad avere la coscienza troppo sporca per presentarsi pubblicamente sulla rete. I primi passi li fanno, Fassino ne è l’ultima dimostrazione, ma è differente trovarselo su un sito che visiti ogni giorno o andare a cercarsi il suo blog, e i due candidati alla presidenza americana lo hanno capito perfettamente.

Ma sorge adesso un’altra questione. In Italia la situazione è differente, la gente non ha il cervello tanto fuso quanto gli statunitensi e la politica sta perdendo consensi , la rete è la piattaforma di questo nuovo spirito, in discordanza con la politica di sempre. L’invasione delle forze politiche anche su questo frangente potrebbe rappresentare la fine della libertà dell’individuo.
Su Internet adesso ci troviamo di fronte a dei problemi, appena la situazione sarà tale da trasformare blog di politici in punti di riferimento ci troveremo di fronte a delle demagogiche soluzioni, e sarà tutto più offuscato di prima, la rete perderà la sua capacità di far risaltare la verità perchè non saranno più le persone comuni a confrontarsi e accorgersi delle cose, ma saranno blog dei politici e rispettivi sostenitori a rappresentare i terreni di scontro.

Questa cosa l’ha capita benissimo il PD, che difatti non perde di vista il fenomeno Obama per strutturare la propria campagna elettorale nel paese. Il suo sito vanta per la prima volta in Italia dei canali nei portali online più rinomati dagli stessi giovani che sarebbero potuti essere trascinati via dal vento dell’antipartitismo, un blog su ilcannocchiale.it invece che su un dominio privato meno accessibile, e la possibilità di aderire alla community; compare per la prima volta la voce “Diventa volontario online” o la sezione “MyPD”… impensabile fino a qualche tempo fa…

Ma non è un bene, la rete è l’unico posto dove le autorità non si sono ancora infiltrate del tutto, dove esiste ancora la libertà di pensiero, quella di espressione sennò è fine a se stessa. Se i “volontari online del PD” non fossero solo un fenomeno elettorale succederebbe che sarebbero loro i nuovi detentori dei nuclei di discussione, loro come i prossimi e futuri “volontari online di AN”, PDL, ecc .ecc. … si accentuerebbe semplicemente la funzione narcotizzante del computer…. forse si discuterebbe di più ma sicuramente si inciderebbe di meno, e la politica rimarrebbe quella cosa lontana dalla gente comune che è ora. Come sta scritto ne Il Gattopardo… vogliono cambiare tutto perchè non cambi nulla …. e noi dobbiamo evitarlo.

Il nostro compito sta nel boicottare questi punti di riferimento, sta nel dimostrare alla politica che non è lei la padrona nel web, ma è la gente, e la gente rimane!… poco importa sa l’utente successivo è Bertinotti, Berlusconi, Fini, o Mastella… loro valgono esattamente quanto noi in questo luogo, e anzi, forse il contrario, dato che le nostre giovani menti sono più allenate delle loro centenarie abitudini a padroneggiare il WWW.
Ribadiamo la nostra importanza, e non lasciamoci prendere anche Internet, o è la fine.

Dov’è il nostro oro?

Tuesday, February 19th, 2008

Come ben sappiamo da diversi secoli l’uomo apprezza l’oro più del suo prossimo, ama il bene materiale più di ogni altra cosa, secondo alcuni ciò è giusto secondo altri no, ma non è questo l’importante. Nell’antichità per scambiarsi le merci si usava il baratto, 3 camelli per 25 sacchi di grano, cifre ragionevoli, contrattabili, e che non tagliavano fuori nessuno; non esisteva il concetto del prezzo fisso così come lo intendiamo noi oggi, tuttavia l’evolversi della comunità ha portato a una maggiore estraneità tra gli stessi individui che la compongono, fattore determinante per la nascita di un “commercio tra estranei”(che poi però rimangono tali). Io entro in un negozio, prendo un pacchetto di gomme, lo pago 1.20 ed esco salutando freddamente. Questo “svilupparsi” della mentalità ha portato la moneta ad essere considerata ormai un mezzo incontrastato di scambio.. il denominatore comune tra tutti i beni materiali.

Nell’età moderna si afferma la banconota cartacea, un semplice pezzo di carta che rappresenta una quantità d’oro presente nelle tasche di chi ha emesso la banconota; al giorno d’oggi per cui ci scambiamo comunemente elementi di altissimo valore in cambio di semplici pezzi di carta con sopra inciso un valore legale, certo più comodo che portarsi dietro il sacchetto di monete d’oro, ma chi la stampa questa banconota? dove sta il mio oro? posso darvi la carta e riprendermi il metallo?

La risposta alla prima domanda è la Banca D’Italia, che al contrario di come molti immagineranno è una società per azioni, ossia privata, e non dello Stato italiano come sarebbe logico suporre. La risposta alle altre due domande invece è un secco NO; non si può infatti da parecchi anni, nè qui nè in altri paesi, andare in banca chiedendo di restiturci l’oro che possediamo alla restituzione del “tagliando” (ciò che la banconota era nata per essere). Riguardo a chi ha effettivamente detiene quest’oro la faccenda è più complessa. Sapere il nome degli azionisti di Bankitalia è tutt’ora vietato, oltre a percentuali di immaginabile attribuzione noi ignoriamo chi cavolo ha il nostro oro, ma questo è relativo, noi stiamo “bene” con la banconota che tanto ha lo stesso valore concettuale e poco ci importa di che materiale sia fatta.
Quello che ci frega è quello che succede dopo, o meglio, che è successo con l’affermarsi di tale modalità di commercio circa a inizio secolo… La nascita del Signoraggio bancario; questo è la differenza tra il valore reale e il valore facciale di una banconota, la cui produzione è all’incirca di 30 centesimi per pezzo. La speculazione che si viene a creare essendo l’affare in mano a dei privati è logica e inevitabile, ma soprattutto incontrastabile.

L’economia dei maggiori stati mondiali, e dell’Italia, funziona all’incirca così: Le banche stampano soldi → le banche prestano soldi allo stato su interesse → lo stato fa i suoi bilanci ecc ecc → noi paghiamo le tasse che vanno a coprire questo margine di interesse→ lo stato restituisce i soldi prestati. C’è solo un problema, questo ragionamento funzionerebbe solo se il cittadino avesse la possibilità di prodursi i soldi anch’esso da solo, ma essendo l’unica carta in circolazione quella della stessa banca, ed essendo TUTTA prestata su interesse, ha luogo un’unica conseguenza, il debito. Per assurdo questa storia la conoscevate già di sicuro…. questo debito di cui si parla è infatti il tanto citato debito pubblico di cui l’Italia vanta la cifra più alta in Europa (i nostri speculatori sono sempre i migliori ^^ ). Il denaro che dovremmo restituire semplicemente non esiste, e il debito è destinato ad aumentare.

La domande da porsi sono: perchè nessuno ne parla? perchè lo stato non si mette a produrre da solo le banconote? come si pensa di risanare il debito pubblico se si continua a chiedere denaro in prestito su interesse a dei privati? Purtroppo restano tutte insolute… ma per chi volesse approfondire l’argomento la rete pullula di materiale… e in alternativa c’è sempre lo ZeitGeist che spiega le origini storiche di questo fenomeno in America,situazione non troppo differente dalla nostra per tale argomento.

Controllo Sociale

Saturday, February 16th, 2008

Potrebbe sembrare assurdo, potrebbe apparire futuristico e profetico, ma svegliamoci: Sta venendo costruito attorno a noi un perfetto Sistema di controllo sociale prossimo all’ultimazione; come molti intuiranno l’America, tanto per cambiare, è all’avanguardia in questo processo si sottomissione, ma analizziamo i vari passaggi che l’hanno portata a diventare quel che è.

La politica del terrore

Benjamin Franklin agli esordi della storia americana pronunciava:”Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza“. Dopo l’11 settembre 2001 tuttavia questa perla di saggezza è precipitata nel dimenticatoio, tralasciando chi siano stati gli autori effettivi del 11/9 potendo la cosa creare solo polemica, vorrei porre l’attenzione sulla reazione dei media. Il crollo delle torri e la morte dei quasi 3000 newyorkesi coinvolti ha provocato un’ondata di sdegno nella popolazione che si è autoresa capace di ricevere una martellante propaganda su come fossero andate le cose. Prima dell’11/9 infatti l’opinione pubblica non avrebbe mai accettato una tale politica nei loro confronti, mentre appena l’evento si trasformò in un martiricidio della libertà allora si ritenne opportuno cominciare ad adottare delle più adeguate “misure di sicurezza nazionale”. Da quel momento le televisioni e i giornali hanno cominciato a parlare instancabilmente di terrorismo, incutendo vera e propria paura nelle persone, gli americani hanno cominciato a sentirsi in pericolo e ad accettare tutte le contromisure che il governo si è riservato di prendere. Le autorità con questa strategia politica sono riuscite ad ottenere due guerre in due paesi dall’altra parte del mondo facendo sentire i propri cittadini costantemente in pericolo dalla stessa esistenza di quei paesi.

Gli obbiettivi raggiunti
Nel 1993 ebbe luogo il primo attentato alle torri gemelle, una bomba nei sotteranei comuni dei due edifici, di cui la responsabilità è stata attribuita totalmente all’FBI che, arruolando per un milione di dollari Emad Salem, ha messo in piedi un vero e proprio attentato terroristico contro il proprio paese; solamente per puro caso l’attentato non riuscì nel suo intento, e i morti furono solo 6, un numero del tutto insufficiente per l’avvio di qualunque contromisura legale. Due anni dopo fu inscenato un altro episodio simile, questa volta con molto più successo, la distruzione ad Oklahoma City del Murrah Building. Questa volta i morti furono 168, abbastanza per introdurre un anno dopo la nuova legge anti-terrorismo, atta a distruggere molte libertà individuali negando alle persone diritti fondamentali in quanto “ipotetici terroristi”.
Una persona negli Stati Uniti può essere arrestata e detenuta a tempo indeterminato, torturata legalmente, può esserle negato un avvocato… solo in quanto potrebbe trattarsi di un terrorista.

Lo Scopo Finale: Il Controllo
Come ascoltabile nello ZeitGeist (fonte di buona parte delle informazioni qui riportate) Rockfeller, un magnate della finanza americana, ha dichiarato che l’obbiettivo della lobby economica che dal 1910 detiene il potere dell’economia statunitense, mira entro breve ad impiantare un chip RFID sottocutenaeo a tutti noi, chip che già ora, anche in Italia, è pubblicizzato come rivoluzionario in termini di comodità e ovviamente sicurezza. Rockfeller dichiara anche che tutto il denaro sarà trasferito su questi chip, e in qual caso si volesse escludere una persona dal Sistema, basterebbe tagliare fuori il suo chip; l’individuo non potrebbe più comprare nulla, non potrebbe più entrare in un centro commerciale, sarebbe immediatamente arrestato, insomma…. controllo totale su di noi e le nostre vite, e se già ora la situazione in America è quella appena descritta non aspettiamoci uno sfondo etico a tutta la faccenda.
L’obbettivo è controllarci, adesso qua tentano di farlo con l’informazione, ma non passerà troppo tempo prima che l’RFID sbarchi anche in Europa. Da diversi anni è in corso la creazione di database mondiali mirati a raccogliere ogni informazione su di noi, tracciare i nostri spostamenti, controllarci; in America è presente un chip molto simile nei nuovi passaporti, e a Bruxelles abbiamo avuto proprio pochi giorni fa la prova che non si sta parlando di tematiche solo extraeuropee, e in Inghilterra, per l’appunto ieri (e questo prova quanto basti fare un rapido tournèe informativo per accorgersi della situazione), è stata proposta la creazione di un database scolastico accessibile in un futuro prossimo dai datori di lavoro, ogni nuovo cittadino inglese sarà per cui dotato alla nascita di un codice a dieci cifre che lo seguirà per tutta la vita, altro che Auschwitz, qua si entra nel Grande Fratello orwelliano…

La conclusione è imprevedibile, il gioco si svolge totalmente dietro le quinte e il chip RFID potrebbe spuntare domani come fra qualche anno, l’unica cosa sicura è che non dobbiamo permettere che ciò accada, non dobbiamo farci americanizzare la coscienza critica facendo mancare all’Europa l’unico baluardo di libertà che le è rimasto, gli europei.
Questa non è una battaglia contro gli Stati Uniti, loro sono solo il punto di riferimento per sapere cosa potremmo diventare, la lotta è contro noi stessi, contro la nostra spontaneità nell’accettare passivamente ciò che ci viene detto, contro la nostra pigrizia, la nostra indifferenza, contro la paura che vogliono far nascere e sviluppare nei propri cittadini, noi… e allora lottiamo, appropriamoci della coscienza contestuale che ci negano, rendiamoci conto di come stanno le cose, e non facciamoci controllare.

451°… Celsius!

Wednesday, February 13th, 2008

Nel 1953 il mitico romanzo “Fahrenheit 451″ ci raccontava di come delle persone potessero arrivare e mantenersi al potere eliminando la cultura; 451 Fahrenheit sarebbe stata infatti la temperatura a cui la carta dei libri brucia in maniera naturale. Una cosa del genere è accaduta veramente in Cambogia nel 1975, con gli Khmer Rossi, che nella radicalizzazione della società hanno pensato bene di bruciare i “libri del potere” e di abolire le scuole, trasformandole in prigioni e luoghi di tortura.
Azioni del genere sembrano lontane e irripetibili per la loro drammaticità, ma solo nel mezzo, il fine infatti, quello di denigrare la cultura, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni, sta venendo raggiunto, e con la tecnica che ormai si evidenzia nelle politiche di molte autorità, far volere alla gente qualcosa invece di imporglielo con la forza.
Se si guarda la situazione della scuola (italiana ma non solo) ci si accorge della brutta piega che stanno prendendo le cose; leggendo questo articolo (che su qualcosa esagera ma per il resto inquadra abbastanza il problema) ci si fa una mezza idea della situazione, in poche parole dice che le scuole non funzionano perchè gli studenti sono lasciati allo sbando nella scelta iniziale e soprattutto nella durata degli anni di studio per quanto riguarda le attività di recupero ecc. ecc..

Ma diamo un occhiata a cosa succede tutti i santi giorni nelle nostre aule, guardiamo in faccia la realtà interna della classe tralasciando per un attimo tutto il mucchio di merda ministeriale, l’insufficiente investimento, la priorità che ricopre la scuola nell’ordine delle cose da fare del governo e tutti i fattori esterni al proprio piccolo.
Leggevo giusto l’altro giorno, non mi ricordo in quale testo di Dante, l’espressione “aiuola di mortali“… metafora fantastica e piena di significati che sta a rappresentare la Terra; tuttavia nelle più di 50 pagine dedicate dal mio testo di letteratura all’autore a questa chicca è dedicata una semplice nota a piè di pagina, che la svuota di tutta la poesia che pare di captare nella prima lettura. Il problema è che questo viene fatto continuamente e con un criterio più che contestabile, viene preferito il significante delle cose al loro significato, i professori preferiscono fare una panoramica noiosissima della formazione stilistico-letteraria del poeta piuttosto che far fare un’immensa sega mentale su cosa con questo Dante abbia voluto far intendere, e sono sicuro che un qualsiasi autore nello scrivere presta in ogni caso più attenzione al contenuto che alla forma, seppur non trascurando la sua importanza. Stessa cosa con la Filosofia, il programma ministeriale italiano per quanto riguarda questa materia si muove a “personaggi”, di ogni filosofo si dice la vita, le opere e i pensieri… ma non ovunque funziona così, in altri paesi la filosofia si studia per temi, vi rendete conto di cosa vuol dire studiare filosofia nell’uno e nell’altro modo?? Nel nostro modello la filosofia diventa semplicemente un’altra materia di studio, in cui si privilegia l’ordine cronologico degli autori alla sovrapposizione dei concetti, nel secondo esempio invece le cose sono nettamente diverse, più che una materia di studio diventa una materia di pensiero, il tutto si trasforma in un porre concetti invece di concettuologhi, stimolando incredibilmente di più la riflessione individuale, si spingono i ragazzi a farsi un’idea propria su certe tematiche, ma adesso l’unica cosa che conta è attenersi alle linee ministeriali, finire Platone in terzo liceo, Kant in quarta e non so chi per l’esame. Al contrario di quanto si pensi anche la matematica ha le sue chicche, esiste un’intera scienza che studia il caos, l’infinito, il paradossale, ma a questo si antepone la curva ecliptoidale di un parallelepipedo alfa, seppur l’utilità futura è pressochè identica, ma questo è un altro discorso su cui non mi prolungo. La cultura, in ogni suo ramo, ci è posta malissimo per l’immensità di contenuti e di concetti che potremmo trarne per costruire un futuro.

“Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”, era scritto su un muro di Auschwitz, eppure la storia nelle scuole di oggi è solo un mucchio di nomi e date, spesso e volentieri gli argomenti perdono di concettualità e la materia diventa neutra e sottovalutata. La storia ci può insegnare un mucchio di cose, ma quella che ci serve tenere più a mente in questo momento è la modalità con cui il susseguirsi degli eventi ha portato alla dominazione di certe persone su altre persone; non perdiamo di vista il valore della cultura, è l’unica che può darci la capacità critica e costruttiva di cambiare in meglio il mondo.

La Cina è vicina… ma solo in apparenza.

Saturday, February 9th, 2008

Avendo la possibilità di navigare liberamente in rete si ha la sensazione di avere tutto a portata di mano, non ci si deve muovere dalla propria sedia per leggere le news in Amazzonia, le distanze si sono nullificate e l’individuo si è emancipato dal mondo reale. Tutto quello che prima poteva rappresentare un mistero adesso è solo una della tante “conquiste” del progresso; non esiste più il concetto di distanza intesa come una lunghezza da percorrere per entrare in contatto con qualcuno o qualcosa, con una certa realtà, questa trasformazione della mentalità umana, realizzata in parte dalle prime telecomunicazioni ma fondamentalmente da Internet, aiuta e sostiene il concetto di stato nazionale.
Non sarebbe difatti troppo logico per un russo abitante a Mosca sentirsi connazionale di un siberiano a centinaia di km da lui… se non fosse che il telegiornale parla dell’uno e dell’altro senza storcere il naso, senza cambiare servizio. Su Internet possiamo discutere di politica con un argentino come se fosse il nostro vicino di casa, non ci rendiamo affatto conto che è una persona che abita a un sacco di chilometri da noi, in un altro contesto culturale, sociale e politico, nonchè psicologico. E’ questo il succo del problema, noi non vediamo più lo sfondo dei nostri soggetti, prendete per esempio un quadro….. si vede solo la faccia del personaggio raffigurato senza il corpo e lo sfondo, in questi termini diventa impossibile analizzare il quadro, se tuttavia ci troviamo davanti un piatto, con pitturata sopra la medesima faccia, non ci rendiamo conto che il nostro parere sarebbe assolutamente relativo.
Così succede di questi tempi, il mondo ci sembra molto più piccolo di quello che è, ci crediamo capaci di contestualizzare gli eventi e le mentalità, ma non ne siamo assolutamente capaci; ci arroghiamo il potere di esprimere un giudizio su una cultura distante anni luce dalla nostra senza essere mai stati in quei luoghi, e per questi motivi si crea il gran caos che domina il mondo in questo terzo millennio.
Forse è vero che ormai tutto il mondo è paese, che le differenze tra le popolazioni e i paesi sono meno accentuate, che siamo in grado di vedere le cose oggettivamente attraverso qualche input elettronico anche se dall’altro capo del mondo; ma forse non è così, e in questo caso sarebbe difficile per la gente comune rendersene conto. Trovandosi in una cittadina di provincia, ad esempio, essendo nati e vissuti da sempre in quel posto, sarebbe assurdo provare a immaginare il mondo che c’è fuori, tuttavia ci si potrebbe entrare in contatto molto facilmente, attraverso diversi metodi, dal web al telegrafo, non riuscendo però a vedere con i propri occhi i grattaceli dietro al newyorkese di turno con cui ci si sta confrontando… quello che ci manca è il contatto con certe realtà, con tutte le realtà diverse dalla nostra. Conseguenza di ciò è il macello che viene a crearsi, il dialogo esiste, certo, ma quello che manca è il retroscena sociale dell’interlocutore.

Nell’antichità la statalizzazione era molto più decentrata sul territorio, andando a ritroso nel tempo si arriva alla città stato dei sumeri se non alla caverna degli ominidi, via via nei secoli, per motivi in gran parte economici o dovuti all’ambiziosità umana, le comunità si sono allargate in maniera assoluta, coprendo, pensate, tutto il pianeta con stati, statucci e staterelli. Viaggiare donava un bagaglio culturale molto più concreto rispetto a quello che si ottiene oggi navigando per wikipedia, ma viaggiare oggi costa il quintuplo che trent’anni fa, e la comodità di Internet distoglie molte persone dal mollare tutto e partire per settimane.
Partire, andare lontano, sparire dalla circolazione, esplorare nuovi mondi… tante parole che spesso rimangono tali, per noi giovani sognatori.

La Matrice della Vendetta

Saturday, February 9th, 2008

Leggendo sulla presentazione di “V per Vendetta” che i suoi produttori sono gli stessi di “The Matrix” la cosa può passare abbastanza inosservata, d’altronde siamo talmente abituati a vedere citazioni del genere inserite solo a scopo pubblicitario che non ci facciamo quasi più caso; ma non credo la cosa sia tanto irrilevante. “The Matrix” ha sempre rappresentato, insieme ovviamente al mitico 1984 di Orwell, la società del cieco controllo delle masse, utilizzando però a differenza del suo predecessore un’ambientazione più futuristica, irrealistica, fantascientifica e improbabile, ha utilizzato delle macchine al posto degli “uomini cattivi”. Ma cos’è Matrix? Tralasciando gli ultimi due capitoli della trilogia, che come spesso accade hanno assunto un valore molto più commerciale e lontano dall’idea originale, Matrix è un Sistema (termine in questa occasione appropriato…. dato che si parla di computer ^^ ) in cui la gente vive normalmente la propria esistenza, esattamente come noi viviamo le nostre vite, stessi comfort, stesse libertà, stesse regole; solo un problema: è tutto assolutamente finto. E’ un sogno programmato e gestito da delle macchine, l’uomo, come essere corporeo, non ha nessuna consapevolezza sul reale, sulla situazione del mondo concreto, sogna dalla nascita alla morte senza mai svegliarsi, un magnifico sogno.

Bill Hicks, un geniale comico americano morto, soleva finire così i suoi spettacoli:

La vita è come un giro su una giostra al parco dei divertimenti, quando ci sali sopra pensi sia reale perchè è la forza delle nostre menti. Si sale, si scende, si ruota su se stessi… si hanno momenti di tensione e di felicità… è tutto colorato… è tutto molto rumoroso… ed è divertente per un pò. Alcuni sono sulla giostra da molto tempo, e cominciano a chiedersi: E’ tutto reale? O è soltanto una giostra? E altre persone, ricordandosene, tornano verso di noi e ci dicono: “Ehi, non preoccupatevi, non abbiate più paura… perchè questa è soltanto una giostra!”. E noi uccidiamo quelle persone.
“Fatelo tacere, ho investito un sacco in questa giostra, fatelo stare zitto!” - “Guarda la mia espressione preoccupata. Guarda il mio grosso conto in banca e la mia famiglia, questo deve essere per forza reale!”… E’ solo una giostra…. Ma uccideremo sempre quelle brave persone che cercheranno di dircelo… ci avete mai fatto caso? E lasciamo che i demoni seminino il panico… Ma non importa… perchè è soltanto una giostra… e possiamo cambiare giostra in qualsiasi momento… E’ soltanto una scelta. Nessuno sforzo. Nessun lavoro. Nessun impiego, nessun risparmio. Solo una scelta, ora. Tra la paura… e l’amore.

Questa rapida sequenza di fandonie messe in croce, apparentemente senza senso, rappresenta invece la più schietta visione delle nostre vite… castelli di carte basati su elementi irreali e inconcreti nella maggior parte dei casi. Il nostro lieto vivere sotto certi aspetti è Matrix, pensate che effetto farebbe nella società del caro Neo, e mi riferisco a quella virtuale, quella dei sogni, un film come “The Matrix”….palese!… nessuno!! Così come non ha sconvolto minimamente le cose nella nostra, e non perchè magari le cose non stanno così o mi sto facendo delle seghe mentali sproporzionate rispetto alla realtà dei fatti, ma perchè l’umanità ha paura di scendere dalla giostra… e ha paura anche soltanto di guardare giù.

“V per Vendetta” può essere benissimo interpretato come il vero secondo episodio della saga, rappresenta infatti la resa dei conti in un certo senso tra gli esseri umani e le macchine, tra i buoni e i cattivi, nell’adattamento cinematografico, tra il popolo e il governo. Ma è uno stimolo alla ribellione?
Secondo me il divario tra le due fasi, quella della pura inconsapevolezza, e quella della rivoluzione, è troppo ampio, inoltre “V per Vendetta” non era stato assolutamente concepito a tale scopo, era un fumetto, come qualcuno saprà, che risaltava l’antiteticità tra anarchia e fascismo, le differenze tra l’opera originale e l’adattamento per il grande schermo sono molte, prima tra tutte, V non inneggia alla giustizia ma all’anarchia, fattore fondamentale che fra l’altro fa tornare un paio di cose che così come ora nel film restano totalmente in sospeso. Ma è l’anarchia di V l’unica risposta ad una società del genere? Ovviamente, per rendere meglio le cose, la situazione è stata estremizzata iperbolicamente fino all’assurdo, anche il Grande Fratello di Orwell era molto più implicito e oscurato alla popolazione, in un contesto del genere una presa di potere da parte del popolo sarebbe molto più spontanea e non ci sarebbe bisogno di V; ma quello su cui vorrei concentrarmi è il modo in cui il film riesce a descrivere la passività della popolazione rispetto, per esempio, alla clamorosa falsità dei telegiornali, tutti “sanno” ma finchè non arriva il V di turno nessuno muove un dito.
Tuttavia il contesto contemporaneo è differente su molti fronti, la situazione delle masse verso il sistema, passatemi i termini, permane quella di Matrix…. ossia assoluta inconsapevolezza della situazione e quieto viver di ogni individuo nel suo piccolo, ancora nessun coprifuoco, nessun corpo criminale di stato e nient’altro che per ora turberebbe la popolazione, ripeto, i due momenti storici sono diversi, noi siamo in una fase di transizione tra “The Matrix” e “V per Vendetta”, scusate l’estrema semplificazione della faccenda ma questo è il punto.

I due film dei fratelli Wachowsky rappresentano il punto di partenza e il punto d’arrivo di un percorso che il mondo sta percorrendo, ossia un allontanamento dei governi dai propri cittadini, elemento di cui la conseguenza diretta è il controllo del governo sui cittadini, e, più avanti, la presa di coscienza da parte di quest’ultimi e la loro manifestazione di dissenso, che può andare dal votare un’altra persona a prendere in mano un fucile.
Tuttavia in un periodo storico del genere, in cui i governi hanno il potere sull’opinione pubblica tramite i mass media, in cui la situazione politica è già in uno stato così avanzato per cui l’informazione è completamente corrotta, il potere è già nelle mani di pochi, e lassù c’è sempre la stessa gente, mi sembra del tutto improponibile la prima alternativa, sarà qualcosa di più radicale a cambiare le cose…
Molto più radicale.

Ci rubano il terreno da sotto i piedi!

Tuesday, February 5th, 2008

Da diversi anni il carnevale di Muggia è stato simbolo di divertimento, il baluardo triestino dell’unità giovanile per lo spasso.
A Muggia ci sono sempre andati tutti, grandi e piccini, di destra e di sinistra, tossici o perbene, tutti; Il viaggio in autobus, della solita ventina di minuti, è sempre stato storico… la pura espressione di euforia cittadina. Insomma, Muggia rappresentava per Trieste l’unico momento di vera aggregazione totale fra i giovani, l’unico momento di vera festa in tutto l’anno, l’unico giorno in cui siamo noi giovani a comandare.

Quest’anno tuttavia le cose non sono andate così, la pubblica amministrazione ha fatto di tutto per togliere ed eliminare anche questo momento cittadino. Hanno inondato i giornali con previsioni del tempo piovose e temporalesche, mentre oggi la situazione è più che limpida, nemmeno una nuvola, solo qualche scia chimica di qualche areoplano vagabondo; hanno organizzato centinaia di bus, circa uno ogni 5 minuti, per disperdere le famose folle casiniste, distruggendo uno dei momenti più belli della giornata, in cui tutti erano amici, concittadini, fratelli, uguali… senza attriti… in cui tutti erano sotto una stessa bandiera, in cui tutti morivano di voglia di uscire dall’atmosfera di monotonia che domina questa città, voglia di scardinare ogni porta… voglia di divertimento e basta; basta con le stronzate del tg1…. basta con le insofferenze scolastiche, basta con tutto… solo divertimento.

Sono riusciti a negarci pure questo cazzo di evento, hanno riempito la festa di stupide regole ipocrite QUI descritte. Per citarne alcune… non si può girare con bottiglie alcoliche dopo le 7 di sera, bombolette spray severamente vietate, musica fino alle 23:45, e svariate altre… hanno pure cementificato le aiuole per evitare il lancio di sassi. Sabato, il primo assaggio muggiesco, è stato abbastanza deludente, a parte che pioveva ed era pieno di polizia, c’era poca gente, il viaggio in bus ancora un pò e poteva essere una trasferta militare, prezzi più alti dell’anno scorso… insomma… peggiorato moltissimo.

Ma Muggia non è il centro della questione, Muggia è solo il contorno di un processo di frammentazione e separazione degli individui sostenuto dalle autorità, che non lascia spazio alla collettività e all’aggregazione sociale, le due generatrici della criticità sociale, perchè solo insieme si può protestare, solo essendo solidali, da solo sei morto, non sei nessuno, sei una caccola dell’universo… e loro ti tolgono la possibilità di comunicare con il tuo prossimo…perchè è diverso… Muggia…o forse semplicemente l’alcool e l’immagine della festa riuscivano a sfoltire le nostre teste dalle baggianate quotidiane, facendoci legare con gente mai vista, socnosciuti, estranei, diversi…eppur gente come noi…cazzoni infelici e depressi esattamente come noi… gente qualunque.

Ma il Sistema è questo che pretende, che l’individuo sia solo nel suo quotidiano, che non ci sia gruppo… e annientando Muggia pian piano sparira anche tutto ciò che esisteva a Trieste. Gente…ripopoliamo le nostre strade, usciamo, facciamoci sentire, esprimiamoci, facciamo quello che ci pare perchè il mondo è nostro…. siamo noi le persone…non siamo oggetti della politica… della tv…. dei giornali…. noi siamo gli esseri umani che popolano questa cazzo di terra….

Riappropriamoci del nostro rapporto con la natura! Riprendiamoci Muggia!