Archive for January, 2008

Un passo indietro, o non si va avanti.

Thursday, January 31st, 2008

Cos’è la natura? Cos’è l’uomo?

Queste sono domande che abbiamo smesso di porci. Se l’uomo riuscisse a riesumarle dal buio dell’“assodato epistemologicamente”, e a cercare una risposta, riuscirebbe sicuramente a riappropiarsi della propria esistenza, della propria vita come essere umano. Le convinzioni e convenzioni che dominano le nostre giornate, mangiare alle 13 per pranzo, alle 8 per cena, guardare le notizie perchè è “doveroso”, andare a lavorare per portare il pane a casa, tenersi puliti, andare a scuola, ci tengono occupati tutta la vita, deviandoci l’attenzione dalla vera realtà delle cose. Se ognuno pensasse a se stesso, e con questo non intendo “farsi i cazzi propri” e fregarsene degli altri, ma alludo all’autarchia, soprattutto in piccoli gruppi, produrre da mangiare per se stessi, e non dipendere da società varie per corrente, acqua o gas, avremmo molto più tempo per noi stessi, avremmo molto più tempo per pensare, non vivremmo le nostre futili vite nella più totale frenesia; saremmo anche molto più tranquilli, meno stressati… più blandi insomma.
Nell’attuale sistema sociale il lavoro è concepito come un mezzo per sopravvivere, si lavora in cambio di soldi da poi spendere in tutto ciò che ci serve, ma cosa succederebbe invece se si lavorasse per se stessi? se invece di tappi di bottiglia si producessero carote, se il lavoro fosse utile a se stessi e non fosse convertito in denaro?
Questo non succede perchè tale visione del mondo, lavorare per se stessi o a vantaggio di una piccola comunità, è normalmente identificata come “comunismo”, e questa parola è presente nei vocabolari come struttura politica-economica di uno stato; ma cos’è uno stato? lo stato è in teoria elaborato come una comunità più estesa, una società in cui si hanno migliaia di servizi in più e dove tutto il lavoro ha l’unità di misura comune del denaro.
Fin qui tutto bene… i conti tornano, i servizi soddisfano, i soldi ci sono, e le nostre vite sono piene di comfort assurdi e impensabili per altri modelli politici.
Ma le cose non stanno così, la situazione è degenerata, questo modello è diventato corrotto, i servizi non funzionano, i soldi non ci sono, la gente si è impoverita pur ammazzandosi di lavoro quanto prima; vuol dire che c’è un problema. Nel corso degli ultimi duemila anni, dai tempi di Roma se non prima, la grande “comunità” cittadina ha iniziato a deragliare dalla propria natura concettuale, gruppi di poche persone hanno preso il potere, cominciando a gestire proprietà e diritti altrui, anche se con il consenso di questi, questa realtà ha fatto si che l’iniziale matrice del progetto di stato, ideata e concepita a vantaggio completo dell’individuo, senza “ma” nè “però”, venisse distorta, creando una sorta di classe dirigente, che col passare degli anni si è trasformata prima in aristocrazia poi in borghesia… e ora qualcuno direbbe in “casta”.

Questo svilupparsi delle cose ha condotto la gente normale ha subire sulla propria pelle tutte le possibili ritorsioni di questo sistema; il mal gestire l’economia ci ha portato ad un paese precario senza alcuna certezza, difficile vivere in questo modello, infatti, senza lavoro, o senza rispetto se sei “diverso”, o senza diritti se “non ne meriti”.
Ma il punto qual’è?
“Perchè”, dovremmo dirci, “Perchè devo vivere così?” dovremmo domandarci, se questo modello ha fallito, se questa forma di stato è sfumata in orrido controllo sociale e psicologico degli individui che lo compongono, in mala economia, in male leggi, in mala informazione, allora perchè non fare un passo indietro rispetto all’incriticabile incriticato “progresso mondiale”?

L’alternativa c’è, solo che è stata classificata con un’impronta storica di una certa drammaticità.
Non so se qualcuno si ricorda della mia storica predilezione per i kibbutz, o almeno della loro impostazione iniziale, ma essi sono a tutti gli effetti la realizzazione di questa alternativa. Altro che politiche neoliberiste, gli scambi dovrebbero essere aperti, e senza moneta. Ogni attività dovrebbe mirare al beneficio comune, al progresso collettivo, monopolio autogestito. Il grande vantaggio deriverebbe dal fatto che la produzione aumenterebbe sorprendentemente, i mestieri inproficui diminuerebbero data la loro ormai poca utilità, tutta la fascia di dipendenti statali scomparirebbe, e nel gruppo ristretto, essendo il contatto quotidiano e abituale, i rapporti si adeguerebbero, l’integrazione e la tolleranza emblematizzerebbero gli animi, si raggiungerebbe il benessere collettivo, eliminando la criminalità, le libertà sarebbero assolute.
Insomma…. ce n’è di cose da fare
Muoversi gente, muoversi!

Sesto potere

Tuesday, January 29th, 2008

Da sempre nella storia i tre grandi poteri degli uomini su altri uomini sono stati quello legislativo, che permette di fare le leggi, quello esecutivo, che da la facoltà ai ministri di applicarle, e quello giudiziario, che conferisce alla magistratura la possibilità di giudiziare, ed eventualmente condannare, chi non le rispetta. Con l’avanzare degli anni le cose sono diventate più complesse, i tre poteri, da sempre pubblici, sono aumentati, diventando prima 4, con la nascita della stampa, in grado di influenzare pesantemente l’opinione pubblica, poi 5 con l’entrata della televisione nelle case della gente comune, mezzo di comunicazione di massa ancora più invasivo e visibile del precedente. Procedendo negli anni quest’ultima novità ha acquisito un enorme potere, soprattutto nella capacità di influenzare l’opinione pubblica, diventando così un soggetto autonomo, di tanta rilevanza quanto lo era stata la stampa nel secolo precedente. Entrando nelle case della gente più povera e di minor rilevanza sociale la televisione è diventata un punto di riferimento per le persone; in questo processo però è riuscita, oltra che a centralizzare l’informazione, anche a presentarsi come unica possibilità, essendo lo stare seduti davanti alla televisione più comodo rispetto alla lettura di un giornale.

Da questo momento in poi però le cose non sono più andate come andavano prima, con J.F.K. la televisione si è presentata alle autorità come un mezzo per raggiungere i proprio fini, non solo politici ma anche di stampo psicologico e sociale, permettendogli di dare inizio al percorso che ha portato alla situazione che viviamo adesso, totale autorità della tv nelle nostre vite, inibizione dell’intelligenza sociale, e conseguente diminuzione della collettività, impedendo ad ogni dissenso di avere luogo, riempendo la televisione di banalità e propaganda. La TV è l’autorità.

Le cose cambiano con l’avvento del computer, di internet. Tutte le persone comuni infatti sono sempre restate fuori dall’esercizio di questi poteri, rappresentando solamente gli oggetti e non i soggetti del paese; con l’avvento di internet, e con la sua presa di ruolo nelle nostre vite, è nato un nuovo mezzo di comunicazione di massa, stavolta però capitanato e gestito dalla massa stessa. Il potere dei media, di cui siamo stati testimoni dell’abuso più totale, è stato per la prima volta messo in discussione da un nuovo spazio collettivo, appunto, di aggregazione spontanea. Internet è diventato a tutti gli effetti un sesto potere, di cui la gente sta cominciando a individuare le opportunità, e che è diventato ormai completamente alternativo ed autarchico rispetto ad altri contenuti, integrandoli ed aprendoli a tutti.

Ma nulla è perfetto, la pecca di Internet è che concentrando tutto il desiderabile al proprio interno e rendendolo raggiungibile da tutto il globo, riesce a creare un effetto ipnotizzante che amorfizza le potenzialità di questo strumento, cullandoci in una dolce consapevolezza passiva che lascia passare l’uso inadeguato degli altri media come normale e sopportabile, nullificando il potere del popolo, nessun mezzo termine. Le opportunità offerte dalla rete sono immense e infinite, la gente sta cominciando a captarle, e le folle si dirigono alla consapevolezza, l’ultimo grande passo rispetto ad adesso sarebbe riuscire a trasportare i contenuti della rete fuori dal computer, nel mondo reale, dando il potere alle persone di reinstaurare una vera democrazia.

Il Manifesto

Sunday, January 27th, 2008

 

Blog

Come spiega in un’intervista, Daniele Luttazzi ha chiuso il suo blog perchè si palesava la situazione di una massa con un leader, questa cosa lo lusingava, e di conseguenza gli dava un “potere”. La satira però va contro il “potere”, anche contro il “potere” della satira; l’unica cosa che può uccidere la satira è appunto il “potere”. Luttazzi in queste brevi affermazioni analizza molto chiaramente la situazione che si sta venendo a creare su molti spazi online, ossia l’emancipazione da parte di certi individui a discapito (o no) di altri. Beppe Grillo è la dimostrazione di questo concetto, il suo blog dall’essere un semplice mezzo di espressione personale è diventato un punto di riferimento internazionale dove migliaia di persone leggono i suoi interventi e ragionano di conseguenza. Il problema, come spiega poi Luttazzi, è che queste persone appunto ragionano e basta, restando confinati nelle proprie case senza incidere sul reale, e contribuendo a creare semplicemente un culto della personalità del comico. Credo sia da attribuire a questo il fatto che la consapevolezza ormai sia tanta, che i problemi siano evidenti, che la diffidenza si sia trasformata in opposizione, ma che tuttavia non succeda nulla. Internet è un potente narcotico per la mente, riesce a trasmetterci così tante informazioni senza farci alzare dalla sedia, che la pigrizia ci spinge allora a preferire questo tipo di interazione col mondo piuttosto di un’interazione sociale reale, tangibile e più concreta.

Allora… perchè Nethanel.it?

Nethanel.it nasce come un desiderio spontaneo di espressione, Internet è la più ampia e semplice maniera per eprimersi dal basso, e in un paese con una libertà di informazione corrotta e in malora come l’Italia è normale che alla gente comune sorga spontaneo voler dire a tutti i costi il proprio parere, non trovandosi rappresentati nella televisione e nei giornali, che hanno perso tutta l’affidabilità conferitagli in passato. Nethanel.it non vuole assolutamente essere, come ampiamente spiega Luttazzi, un incentivo per la gente a restare a casa perchè andare alla ricerca delle informazioni non è più necessario, le informazioni arrivano a noi; questo spazio vuole anzi contornare in maniera un pò alternativa tutto quel proliferare di fonti di informazione dal basso che si sono venute a manifestare sulla rete. Gli spazi informativi online, da puntoinformatico a youtube, dovrebbero avere semplicemente un ruolo parziale nelle nostre vite, informarci, ma il resto non è da dietro un monitor che si deve fare, ha ragione Luttazzi quando dice che bisogna ucire dalle proprie case per modificare la realtà, perchè solo l’esperienza diretta dei fatti porta alla concretizzazione del dissenso.
Il mondo reale ha cominciato a mancare di un punto molto importante, gli spazi di aggregazione sociale, giovanile e adulta; la scuola, emblema di questo concetto da sempre, è diventata un luogo dove si va per essere valutati, a prescindere dalle persone che ci circondano si tende a creare un individualismo dannoso per la società, ma non per le autorità che ci precludono la capacità critica collettiva.

Conclusione

Come avrete sicuramente letto tra le righe, Nethanel.it vuole rappresentare, nell’essere l’ennesimo blog, una piccola alternativa di tipo personale alla moltitudine di spazi sulla rete. Non pretende di diventare niente di elogiato o troppo preso in considerazione, ma semplicemente uno spazio di aggregazione sulla rete, mirante a conciliare opinioni e linee di pensiero simili o del tutto discordi, al fine di accrescere l’intelligenza sociale dell’individuo; intelligenza che deve poi essere rispecchiata dalla vita quotidiana della persona, che deve riuscire a sfruttare le possibilità della rete e non il contrario.